L’aumento della produttività è stato da sempre uno dei cavalli di battaglia dei fautori del Telelavoro, con il quale questi ultimi hanno cercato di favorirne l’appeal presso il pubblico dei potenziali fruitori fra i datori di lavoro: una frangia in cui le resistenze avverso a questa modalità di lavoro non sono mai mancate, sull’onda del classicissimo pregiudizio in base al quale, in assenza di una pressante supervisione, i lavoratori tenderebbero a poltrire ed in generale ad essere meno “sul pezzo“..
In tal senso i fautori del Telelavoro hanno sempre saputo di stare giocando in casa: pure omettendo, infatti, l’altrettanto statistico dato (AT&T Telework Pilot ’02) per cui molti telelavoratori incorrerebbero naturalmente in ore di lavoro extra regalate al proprio datore più che prevedibile, ex ante, è il beneficio ad una vasta gamma di prestazioni in caso di loro remotizzazione. Questo perché (ad esempio) ..
- Il suddetto pregiudizio sull’indolenza dei lavoratori non strettamente supervisionati potrebbe risultare fondato esclusivamente in due casi: scarso professionismo (autonomia, finalismo, etc.) da parte del lavoratore – i cui (veri) effetti solo parzialmente potrebbero essere mitigati da un costante controllo – oppure scarso coinvolgimento (engagement) da parte dei diretti superiori. In entrambi i casi il problema sarebbe organizzativo e trascenderebbe dalla remotizzazione..
- Diversi tipi di attività richiedono un livello di concentrazione (attenzione) spesso irraggiungibile in un ambiente lavorativo co-localizzato, ricco di distrazioni ambientali ed interruzioni (richieste verbali, riunioni, etc.), nel quale molti lavoratori non possono che risultare sottoperformanti. In tal senso la remotizzazione – anche domestica – farebbe sì crescere la produttività, tuttavia ciò sarebbe solo un ripristino rispetto all’handicap rappresentato dalla situazione co-localizzata..
- Il livello di performance non può fisiologicamente essere costante lungo la giornata, laddove il tradizionale orario d’ufficio idealmente lo richiederebbe. Al contrario la situazione remotizzata, tautologicamente pianificabile con un certo grado di discrezionalità da parte del lavoratore, può consentire a quest’ultimo di organizzare la propria giornata lavorativa in modo da sfruttarne i picchi di performance al meglio.
Per queste – e tante altre! – ragioni i risultati degli studi fino ad ora condotti sull’aumento della produttività in costanza di Telelavoro, ancorché basati su sondaggi e quindi quantomeno suscettibili di una certa autoreferenzialità da parte degli individui coinvolti, sono prevedibilmente assai positivi.
È curioso notare come la media (25,17) delle rilevazioni ITAC (su campioni enormi) sia vicina alla media globale.