Dopo aver estenuamente utilizzato il servizio Skype IN – e che prima avevo tanto desiderato e che ho sottoscritto appena possibile… – posso, con un tecnicismo molto acuto, affermare che si tratta di una figata pazzesca: ovunque io sia – pure all’estero purché con una W/LAN a tiro – sono, quasi gratuitamente, raggiungibile presso – bada bene – una numerazione geografica di Milano, dove peraltro non risiedo da anni. Il fatto che io da tempo mi sia dotato di uno Skype Phone Wi-Fi (foto a sx) costituisce un plus: avendo anche un abbonamento Skype Out posso chiamare ed essere chiamato praticamente dappertutto ed a costi risibili.
Anche se il mio preferito, però, il telefono non è l’unico modo per restare “in touch” con clienti e collaboratori. In tanti alberghi, infatti, la dotazione può comprendere un computer tutto intero – con l’immancabile Skype installato – direttamente in stanza, magari provvisto di Webcam e cuffie, il che predispone anche i viaggi di piacere ad accogliere momenti – in tali casi si spera solo momenti… – di “Workation” (“Work” + “Vacation“), ad esempio per un briefing mattutino in attesa che la/il propria/o compagna/o sia pronta/o per la colazione…
Ciò che più conta, però, è che anche non volendo (o potendo) investire seriamente su sistemi commerciali integrati per la comunicazione – vari vendor come Cisco, IBM, e Microsoft offrono soluzioni di unified communication tanto immanenti quanto versatili – non ci vuole poi molto per creare un ambiente di lavoro ubiquo, magari facendo ricorso ad un patchwork di freeware e/o cheapware – difficile chiamare diversamente, per esempio, la variante business di Skype, tenuto conto che i costi proposti sono abbondantemente accessibili –, nel quale al timbro del cartellino subentri una ormai altrettanto familiare notifica di accesso al sistema (stile Skype o qualsiasi altro IM…).
E ciò vale non solo all’interno di organizzazioni (o gruppi di lavoro) che possono stabilire degli standard tecnologici interni. Pure nei rapporti con enti esterni (clienti, fornitori), magari ancora pervasi da strumenti – impossibile non definire oggi “legacy” – come il fax, infatti, le soluzioni, sempre tecnologiche, sempre ad un costo relativamente esiguo, abbondano: si va dai diversi servizi, aperti oppure legati al proprio provider, di internet faxing che commutano – è questa la parola chiave –, in un senso o nell’altro, i classici fax in vari formati (allegati e-mail, messaggi vocali via OCR+text-to-speech, etc…) a quelli che consentono di gestire, di nuovo sia outgoing che ingoing, persino la posta tradizionale (cartacea) attraverso una casella postale virtuale, amministrabile da remoto – anche Poste Italiane, poco per volta, si sta attrezzando per questi servizi e devo supporre che il ritardo origini da una vacatio o da una scarsa chiarezza a livello normativo.
In conclusione, indubbiamente stiamo entrando – e per molti di noi ci siamo già da tempo… – in un’era in cui, per non parlare di telepresenza – un termine ormai oggetto comunque di una appropriazione di tipo commerciale –, di certo la telereperibilità (multi-modale, multi-canale) sarà un’opportunità sempre più accessibile…
…e, si spera anche per i lavoratori subordinati, sarà più facile dire: «Lei non sa dove sono io..!»
