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"Curva di Allen"

La Curva di Allen (Allen, 1977) è, probabilmente, il fondamento scientifico primario su cui dovrebbe basarsi qualsiasi speculazione sulla praticabilità del Telelavoro in un contesto organizzativo. Essa osservò ecologicamente, infatti, la relazione esistente fra la prossimità fisica fra colleghi — nel caso di Allen degli ingegneri del MIT — e la probabilità di comunicazione tecnica (relativa al lavoro), rilevando inequivocabilmente che quest’ultima scema vistosissimamente già a pochissima distanza. Pur afferendo alla Teoria della Comunicazione il principio sottostante viene applicato largamente nella progettazione degli uffici, specie quelli più grandi, onde agevolare la collisione dei lavoratori e quindi favorire la collaborazione, soprattutto creativa.1

Cosa significa questa rilevazione, in pratica? Molto banalmente che in qualsiasi organizzazione logisticamente molto estesa – pensiamo alle grandi corporation americane (od europee) e non alla nanoimpresa tipica italiana – già lo stare a due porte di distanza significa comunicare raramente, e di conseguenza che, in queste (comunissime) condizioni, al tanto decantato contatto de visu subentra comunque la comunicazione mediata dalla tecnologia – esattamente come in una qualsiasi situazione telecollaborativa! –, tant’ è che emerge la necessità approntare gli strumenti (e le best practices..) di comunicazione adatti a garantire ugualmente l’efficienza organizzativa.

Rispetto al 1977 – anno di pubblicazione dell’opera in cui è riportata tale osservazione – ne è, ovviamente, passata di acqua sotto i ponti, soprattutto considerando le tecnologie ed i costumi della comunicazione. Tanto che forse meriterebbe ripetere tale ricerca, della quale, comunque, emerge sempre di più un’altra interpretazione, più consona all’attualità: tenendo conto che la probabilità di comunicazione de visu continua ad essere correlata alla maggior prossimità, a garantire l’efficienza organizzativa sarebbero proprio le tecnologie che supportano la comunicazione (tecnica).

In quest’ottica gran parte dei lavoratori che usano comunemente tali strumenti di fatto stanno già telecollaborando, magari a soli 40m di distanza fra loro. Distanza che conseguentemente ha perso quasi ogni significato funzionale, perché, a 40m come a 40Km, comporta in ogni caso l’uso di una qualche tecnologia.

La rivisitazione periodica della Curva, alla luce dei progressi tecnologici, demolisce sempre più l’ipotesi che alla base della diffusione o non diffusione del Telelavoro insistano variabili di natura strumentale. Va ricercata altrove la causa..

Basti pensare – non appena avrò elaborato graficamente i dati pubblicherò qualcosa – che la diffusione delle varianti di Telelavoro è correlata, almeno in Europa, con la dimensione media delle aziende: tanto più sono grandi, e pertanto estese e/o logisticamente complesse, tanto maggiori sono le opzioni telelavorative e la propensione stessa al Telelavoro.

Note
  1. Dizikes, Peter. (). Proximity Boosts Collaboration on MIT Campus. MIT News Office;
  2. Lock Lee, Laurence. (). Why 90% of Organisations would NOT Survive a Digital Disruption. SWOOP Analytics (Blog);
  3. Bernstein, Ethan & Waber, Ben. (). The Truth About Open Offices. Harvard Business School Publishing;
Bibliografia
  1. Allen, Thomas. J.. (). Managing the Flow of Technology: Technology Transfer and the Dissemination of Technological Information Within the R&D Organization. MIT Press, Cambridge, MA (1984);
  2. Allen, Thomas. J. & Henn, Gunter. (). The Organization and Architecture of Innovation. Routledge;
  3. Allen, Thomas J., Raz, Ornit & Gloor, Peter. (). Does Geographic Clustering Still Benefit High Tech New Ventures?. Working paper, Massachusetts Institute of Technology Engineering System Division, Cambridge, MA;
  4. Allen, Thomas J., Gloor, Peter, Woerner, Stephanie, Raz, Ornit & Colladon, Andrea F.. (). The Power of Reciprocal Knowledge Sharing Relationships for Startup Success. Journal of Small Business and Enterprise Development;
  5. Boutellier, Roman, ‎Gassmann, Oliver & von Zedtwitz, ‎Maximilian. (). Managing Global Innovation;
  6. Chujfi, Salim & Meinel, Christoph. (). Patterns to Explore Cognitive Preferences and Potential Collective Intelligence Empathy for Processing Knowledge in Virtual Settings. Journal of Interaction Science, 3(1), 5;
  7. Claudel, Matthew, Massaro, Emanuele, Santi, Paola, Murray, Fiona & Ratti, Carlo. (). An Exploration of Collaborative Scientific Productionat MIT Through Spatial Organizationand Institutional Affiliation. PLoS ONE 12(6): e0179334;
  8. Waber, Ben, Magnolfi, Jennifer & Lindsay, Greg. (). Workspaces That Move People. Harvard business review, 92(10), 68-77;