Tag: Digital Empowerment

  • Telearbeit Über Alles (In Der Welt)

    Telearbeit Über Alles (In Der Welt)

    Che la Germania fosse tautologicamente tedesca nell’adoperarsi per l’accumulo e lo sviluppo di risorse economico-finanziarie, strumentali e soprattutto umane l’avevano già dimostrato la pur difficoltosa risalita della china dalle esiziali prescrizioni di Versailles – requisito dell’iniziale supremazia tecnica ed umana tedesca nel secondo conflitto mondiale –, la portentosa resilienza del Dopoguerra e l’ammirevole gestione del post-Unificazione. Che, d’altro canto, la Germania abbia insistito ad essere sempre analogamente tedesca nell’atteggiamento espansionistico-imperialista lo dimostrano il posizionamento che, in trent’anni, si è conquistata nell’Unione ed i condizionamenti che, grazie ad esso, ha potuto sostenere. Del resto questi due tratti, preparazione ed espansionismo, soprattutto in un’Economia come quella attuale, si alimentano a vicenda.

    Persino nella contingenza del Coronavirus la preparazione tedesca, salvo qualche defaillance da – chiamiamolo così – eccesso di fiducia, sembra essersi distinta, per l’efficienza e l’efficacia dell’intervento igienico-sanitario e l’entità e la rapidità dell’intervento socio-economico, rispetto ad altri (comparabili per dimensione e popolosità) paesi UE, fra i quali pure l’Italia. Civilmente parlando si potrebbe dire che la Germania probabilmente avrà corruzione, infiltrazioni mafiose e criminalità dei colletti bianchi perfettamente in linea con le medie europee; ciononostante sembra essere stata in grado di addomesticare queste tare quel tanto che basta da non fiaccare, o talora compromettere, la qualità, la quantità né la prontezza della reazione richiesta dall’emergenza. Con la stessa prontezza la Germania, coerente con la propria proattività verso la preparazione, pare già alacremente impegnata nella pianificazione del “dopo

    È plausibile che anche la dichiarazione del Ministro del Lavoro di voler procedere ad una istituzionalizzazione del Telelavoro Domiciliare costituisca uno fra i tantissimi tasselli di questa pianificazione. Finora si tratta solo di un annuncio,1 ovviamente ancora privo delle argomentazioni pure soltanto propedeutiche ad una trattazione di tipo normativo, ma è pur sempre un annuncio tedesco: interpretabile come un invito agli individui ed alle aziende di qualsiasi dimensione perché si preparino a prepararsi all’eventualità, scontata considerando gli scenari economico-sanitari prospettati, di ritrovarsi, già fra pochi mesi, fortemente stimolati a disperdere geograficamente le proprie risorse umane: iniziando dalla soluzione già pronta e più socialmente distanziante, il Telependolarismo (Work From Home), affrontare ed approntare le altre forme di Telelavoro (Remote Working) potrà rivelarsi soltanto una strada in discesa.

    Infographic: Where Europeans Get To Work From Home | Statista

    Distribuzione dei lavoratori di alcuni europei che, nel 2018, regolarmente lavorano da casa. Fonte: Eurostat. Si noti la mediocre percentuale della Germania

    Anche in Italia, ad esempio, sulla scorta dell’osservazione di centinaia e centinaia di migliaia di impiegati ritrovatisi dall’oggi al domani ad improvvisarsi telelavoratori domestici, qualcosa sembrerebbe iniziare a muoversi, ma sempre con modalità e tempistiche distanti dalla preparazione teutonica: non c’è un Ministro del Lavoro, col ruolo che ricopre, a lanciare un sasso nello stagno ma al massimo un Segretario Sindacale che, più che legittimamente, invoca semplicemente l’aggiornamento – ci si auspica anche nelle definizioni… – di una legge che, seppur giovane, è stata resa già vecchia dalla Storia degli ultimi mesi. Piuttosto che una preparazione strategica questa pare una richiesta, flemmaticamente italiana, per una manutenzione straordinaria ad un pezzo di minore importanza, in un Sistema nel quale nessuno sembrerebbe volerci davvero mettere le mani


    La preparazione (Preparedness) è un’altra cosa, e se la mossa del ministro tedesco fosse proattivamente incassata da lavoratori ed imprese la Germania sarebbe nella posizione di accumulare tanto vantaggio competitivo quanto sarebbe il ritardo accumulato dagli altri paesi nell’allinearsi alla medesima presa d’atto sul ruolo del Telelavoro, non più prevalentemente sociale – cui sembrano ancora affezionate Francia ed Italia – bensì sempre più strategico, nell’orizzonte attuale.

    Non le servirebbe, poi, molto: le basterebbe sfruttare i vantaggi che che già ha, ad iniziare dalla propria dimostrata capienza economico-finanziaria — (minima) parte della quale ben potrebbe essere girata su investimenti mirati —, ed effettuare un empowerment digitale del proprio tessuto economico-produttivo, stimolandone — così è possibile interpretare l’uscita del Ministro — pure il successivo self-empowerment, sufficiente a fargli colmare i gap che, senza dubbio (vedasi le inclusioni da Statista.com), ancora dimostra chiaramente di scontare, rispetto persino a due paesi limitrofi…

    Un vantaggio competitivo che potrebbe avere persino sfumature espansionistiche a discapito dei paesi ritardatari ma che può essere facilmente descritto:

    Considerazioni Green
    Dalla ingenua constatazione degli effetti benefici dei lockdown sullo smog nelle aree congestionate di ogni parte del mondo agli studi sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e mortalità da SARS-CoV-2 – e ce ne sono (stati) anche sulla veicolabilità del virus grazie ai PM10 – non ci si può che attendere una rinnovata e potenziata coscienza ecologica, almeno bottom-up, oggi ancor più giustificata dall’esigenza, igienica, di disperdere anziché concentrare le persone. La già sussistente, ubiqua, tendenza a promuovere culturalmente e politicamente una riduzione delle emissioni, ad iniziare da quella più banale, relativa al commute (trasferimento casa⇆lavoro) con mezzi inquinanti, privati o pubblici, non solamente ne sarà corroborata, ma potrebbe diventare uno dei fattori per attribuire un’”etichetta di qualità” alla “Responsiveness” (capacità di rispondere, adeguarsi)2 di un paese od una specifica regione (amministrativa, geografica, economica) sia al problema che alle soluzioni stabilite dall’UE.3
    Inurbamento ∴ rischio focolaizona rossa
    Altro fattore di responsiveness alla contingenza attuale nonché di preparedness, pure strategico-economica,4 ad una analoga potrebbe essere costituito da un approccio di maggior centrifugicità territoriale: spuntano già qua e la pareri di illustri urbanisti che propongono ripensamenti degli spazi urbani fino allo sparpagliamento verso la provincia, cui rispondono tecnocrati dei trasporti con ipotesi di soluzioni ad hoc ed a cui fanno eco le strazianti ansie di agenzie ed investitori immobiliari. Ciò non toglie che fra i requisiti di affidabilità di una regione od una singola città potrebbe emergere la minimizzazione del rischio di poter essere trasformata in una zona rossa, dalla quale non poter uscire né entrare, con un sistema economico di fatto semi-sospeso non si potrebbe a priori sapere in quali settori e potenzialmente considerabile come “untrice5 già dalle zone limitrofe,6 al netto del potenziamento delle contromisure sanitarie.
    Digital Divide, Digital Empowerment ed Industry 4.0
    Ultimo fattore di responsiveness è l’adeguamento di infrastrutture ed individui alla rinnovata grandezza dei requisiti digitali, maggiorata dalla contingenza, e ciò non soltanto a livello lavorativo ma anche civile: di certo vi sarà ancor più bisogno di saper acquistare online, dialogare telematicamente con la P.A. ed in special modo con la Sanità, ed in generale maneggiare strumenti digitali; d’altro canto, a livello lavorativo, coll’irrinunciabile decollo della cd. “Industria 4.0“, l’opportunità di una maggior digitalizzazione dovrebbe includere pure i settori industriale e manifatturiero. “Last but not least” questo fattore, che invece è il riconosciuto prerequisito essenziale7 pure solo per percorrere gli altri due.

    Statistic: Share of employed people aged between 15 to 64 that sometimes or usually work from home in selected European countries in 2018 | Statista

    Distribuzione dei lavoratori di alcuni europei che, nel 2018, regolarmente o meno, lavorano da casa. Fonte: Eurostat. Si noti anche qui la posizione, mediana cioè assai migliorabile, della Germania

    È più che sufficiente, a questo punto, porsi una semplicissima domanda:

    Potendo rivolgersi a qualsiasi fornitore di servizio su un mercato mondiale un’azienda cliente, dopo il COVID-19, ne preferirà uno che, ancorché a disparità di prezzo, avrà adottato tutti gli accorgimenti noti per la propria Business Continuity, fra i quali la Dispersione Geografica della propria Forza Lavoro, oppure uno che sarà ritornato alle proprie “abitudini operative” precedenti, per quanto regolarmente dimostratesi efficienti ed efficaci prima del COVID-19..?

    Pur ammettendo altrettanta (ingenua) abitudinarietà da parte dei Small-Medium Business i Big Spender non credo avrebbero dubbi a rispondere

    Ogni semestre di tentennamento delle aziende degli altri paesi, a fronte di imprese teutoniche che avessero già colto l’assist del proprio ministero, aumenterebbe l’esposizione al rischio di subire un “Blitzkrieg Virtuale“, commerciale, da parte delle seconde entro i propri mercati locali di riferimento. E saremmo appena alle potenziali conseguenze di un “effetto annuncio“. Qualora vi seguissero anche i fatti, con quel tanto di sistemico adeguamento dell’intero sistema-paese attraverso la “testa di ponte” giuslavoristica di un diritto individuale a telelavorare persino da casa, peraltro non nuovo nel Vecchio Continente,8 la Bundesrepublik potrebbe accreditare istituzionalmente tale vantaggio competitivo di sistemica maggior affidabilità

    …E tutti sappiamo cosa ha sempre fatto la Germania coi propri vantaggi competitivi: dall’alto della propria posizione comunitaria ha sempre teso — oserei aggiungere: più che legittimamente — ad amplificarli per via politica9


    Ultima considerazione: l’espansionismo tedesco, sempreché — prerequisito fondamentale, data l’attuale posizione tutt’altro che entusiasmante in termini di virtualizzazione organizzativa nelle statistiche europee — le sue imprese capissero l’antifona del Ministro e, gettando il cuore oltre l’ostacolo, vi corrispondessero con la tradizionale teutonicità, potrebbe estendersi dai vari mercati di servizi al Mercati del Lavoro nazionali con vieppiù operativamente sostenibili politiche di Soft Shoring (offshoring/delocalizzazione digitale di mansioni intellettuali mediata dal Lavoro Distribuito).

    Anche in questo caso è possibile sintetizzarne l’eventualità con una semplice domanda:

    Potendo lavorare per un’azienda tedesca, con retribuzioni e prospettive di crescita e carriera tedesche, con la Previdenza tedesca, senza nemmeno spostarsi in Germania se non per uno-due giorni alla volta, che si è assicurata di poter continuare a lavorare in qualsiasi situazione, un lavoratore abbastanza “drainable” vi prefrerirà una simile a quella che non ha potuto far altro se non rinunciare a rinnovargli il contratto oppure metterlo agli ammortizzatori sociali, magari chiudere, ed insiste nelle proprie inerzie a tappare le falle delle proprie vulnerabilità?

    La prospettiva, proprio se non di veder spuntare un bel po’ di “Virtual Expats” (“Emigrati Virtuali“), è quella di veder spuntare qua e la “Insider” nazionali — potremmo anche chiamarli “Collaborazionisti“… — basisti dell’espansionismo commerciale germanico.

  • Time Tracking (individuale e di gruppo)

    Time Tracking (individuale e di gruppo)

    Nella mia (quota di) attività come formatore mi capita sfortunatamente di rado di insegnare Outlook, che reputo la migliore applicazione che Microsoft – come sempre acquisendola da altri.. – abbia inserito in Ms. Office: nonostante gli apprezzabili tentativi di Evolution Microsoft Outlook insiste ad essere il solo ed unico strumento della suite non sostituibile con alternative open (LibreOffice ed OpenOffice), neppure se preso standalone – se usato unitamente a Ms. Exchange diventa proprio una “cannonata“..!

    Ciò che gl’ιδιώται (la committenza, chi finanzia e in primis chi progetta i corsi) in buona fede trascurano pensando ad Outlook, motivo per cui i corsi sono rari e spesso e volentieri troppo superficiali e spicci,  è che questa applicazione non serve solamente a gestire la posta elettronica – altrimenti basterebbe Windows Mail (ex Outlook Express) od un qualunque altro client – ma a gestire talmente tante altre cosucce in ufficio che, se impiegata in maniera abbastanza consapevole, potrebbe determinare significative riduzioni delle tempistiche di attività (tempo per compito).

    Microsoft Outlook – Journal

    Microsoft Outlook – Journal

    Una di queste cosucce riguarda il tracciamento del tempo impiegato a svolgere una specifica attività (“Task), persino estemporanea e/o di breve durata (“Micro-Task“). Con Journal, infatti, chi usa Outlook può registrare i momenti di inizio e fine di una microattività semplicemente pigiando su dei pulsanti del tipo Start, Pause (e Stop), ottenendo la durata complessiva della stessa. Una funzionalità a dir poco banale, dunque..! Tanto banale che, come sovente capita, prelude a significativi benefici…

    Journal, infatti, oltre al tracciamento quantitativo, permette di fare tre fondamentali associazioni di tipo qualitativo:

    • La data dell’attività, corrispondente o meno ad una di quelle elencate nella Gestione Attività di Ms. Outlook e comunque utile per se nella rilevazione cronologica, anche manuale — ad esempio recuperare, anche a latere, tutte le email del periodo per effettuare un’ultima ricognizione —, di quanto lavorato;
    • La tipologia/natura dell’attività: il fatto che Outlook presenti fra le opzioni predefinite la “Phone Call” dovrebbe essere sufficientemente suggestivo del livello di dettaglio raggiungibile nel tracciamento;
    • Il cliente (“Company“)1 per il quale essa viene svolta, che, a sua volta, può essere pescato fra i Contatti.

    La conseguenza di queste associazioni è che, a fine mese – momento di preparare le fatture o semplicemente uno “Stato di Avanzamento Lavori” (SAL) –, sarà possibile riportare che, per lo specifico cliente, saranno state svolte, per esempio…

    • 11 ore e 42 minuti di telefonate;
    • 35 ore e 17 minuti di elaborazione documenti;
    • 7 ore e 59 minuti di riunioni…

    …per un totale di 54 ore e 58 minuti fatturabili, e così via, per ciascun cliente.

    Tenendo presente che le registrazioni possono essere salvate anche manualmente a posteriori è, dunque, possibile, avere traccia delle tempistiche raggiunte per tutte le attività. Queste, infine, possono essere usate direttamente da chi ha effettuato le registrazioni oppure passatecome allegato email in assenza di Ms. Exchange2 – a chiunque debba elaborare la relativa fatturazione.

    Si tratti, quindi, di un individuo – un lavoratore autonomo, un libero professionista ma pure il semplice subordinato – o di un gruppo di lavoro, in una situazione co-localizzata come in una di “lavoro distribuito” – o, banalmente, di un rapporto fra fornitore (esterno) e beneficiario di servizio – il tracciamento, al minimo dettaglio, sarà assicurato…

    Senonché Journal offre una ulteriore possibilità, coerente con l’intenzionale intregazione con le altre applicazioni di Ms. Office, ossia l’associazione con singoli documenti, così da tracciarne totalmente in automatico l’elaborazione: è sufficiente importare nella finestra della singola attività l’icona del relativo documento e, da quel momento in poi, sarà lo stesso Ms. Outlook a monitorarne costantemente il cd. Total Editing Time.3

    Insomma.. Un servizio completo, manuale, semi-assistito o completamente automatico per controllare la gestione economica non soltanto del proprio lavoro ma anche di quello altrui, ad esempio nel ruolo di project manager.

    Tanto che oserei dire che se Microsoft offrisse (gratuitamente) alle aziende una licenza di Ms. Exchange ogni TOT licenze di Ms. Outlook contrasterebbe significativamente le fughe verso applicazioni open.

    Mio progetto di interfaccia grafica per applicazione Web Based di Time Tracking (2005-2006)

    Mio progetto di interfaccia grafica per applicazione Web based di Time Tracking (2005-2006)

    Lo dimostra anche il fatto che dall’epoca – tali funzionalità di Ms. Outlook sono presenti da almeno una decade! – le soluzioni alternative, capaci di emulare il ruolo di Ms. Exchange nella condivisione, a livello organizzativo, del Time Tracking di Ms. Outlook sono andate accumulandosi, persino in funzionali quanto ancor più distribuite – a vantaggio della gestione del Telelavoro dei Team Virtualivarianti online.

    Una di queste è Toggl.com. Ecco il post scritto ieri da me per Blog.Pmi.it.

    Toggl, il Time Tracking per tutti

    Fra gli strumenti di Time Tracking, per tenere traccia del tempo speso su singoli task (e quindi anche su interi progetti), sicuramente uno dei più accessibili e versatili è quello offerto da Toggl.com, che si differenzia da altri servizi online (i.e. Beebole, FreshBooks, Harvest o myHours.com) per i pochi fronzoli con cui svolge, egregiamente, la sua funzione. Toggl.com è dedicato a gruppi di lavoro anche minuscoli – esiste persino un account gratuito per singoli professionisti, mentre per le soluzioni “pro” si parte dai 5 dollari al mese – gestiti da un amministratore, che può definire diversi Clienti e, per ciascun cliente, diversi Progetti; in ogni progetto, poi, possono essere definite diverse Attività  (Task) – discriminando fra fatturabili e non – che possono a loro volta essere attribuite a questo o quell’altro membro del team.

    La vera forza di Toggl.com, oltre alla semplicità , risiede nella sua estrema accessibilità : è possibile inserire i dati sull’avvio e chiusura di un’attività  – il funzionamento è uguale alle Voci Diario di MS Outlook, con uno “Start”, uno “Stop” ed un contatore – sia nell’interfaccia Web che, attraverso dei widget – sul desktop del computer (Win, Mac & Linux) o dello smartphone (iOS, Android), per poter fare Time Tracking anche scorrazzando qua e là.

    Nel sinottico delle rilevazioni, Toggl.com consente all’amministratore di avere costantemente sotto mano il polso della situazione, lasciandogli decidere con quale prospettiva osservare ciò che viene svolto dal team: per progetto, per cliente, per membro (del team) o, più semplicemente, per intervallo di tempo, personalizzabile al massimo; il tutto condito con una buona dose di grafici per ottenere il giusto colpo d’occhio.

  • Telecollaborazione “Extra Moenia” ed “Intra Moenia”

    Telecollaborazione “Extra Moenia” ed “Intra Moenia”

    Nel 1999 Patrizio Di Nicoladecano italiano della materia, raccolse1 queste definizioni di Telelavoro:

    Qualsiasi attività alternativa di lavoro facente uso delle tecnologie della comunicazione non richiedendo la presenza del lavoratore nell’ambiente tradizionale dell’ufficio. Martin Bangemann, Commissario Europeo;
    Qualsiasi attività svolta a distanza dalla sede dell’ufficio o dell’azienda per cui si lavora, dunque anche senza ricorrere a strumenti telematici. Domenico De Masi, Sociologo;
    Lavoro a distanza svolto coll’ausilio delle tecnologie telematiche. Francesco Fedi, Fondazione Ugo Bordoni;
    Ogni forma di sostituzione degli spostamenti di lavoro con tecnologie dell’informazione. Jack Nilles, Jala International Inc.;
    Forma di lavoro effettuata in luogo distante dall’ufficio centrale o dal centro di produzione e che implichi una nuova tecnologia che permetta la separazione e faciliti la comunicazione. Ufficio Internazionale del Lavoro (BIT – Ginevra);
    Telelavoro è ogni forma di lavoro svolta per conto di un imprenditore o un cliente da un lavoratore dipendente, un lavoratore autonomo o un lavoratore a domicilio che viene effettuata regolarmente e per una quota consistente del tempo di lavoro da una o più località diverse dal posto di lavoro tradizionale utilizzando tecnologie informatiche e/o delle telecomunicazioni. (Blainpain, R.. 1995. The Legal and Contractual Situation of Teleworkers in the Member States of the European Union. European Foundation, Dublin).

    Nilles a parte, che tecnocraticamente — e portando acqua ad un mulino oramai established da oltre trent’anni… — si sofferma sugli effetti telependolaristici del Telelavoro, la distanza è stata sovente interpretata nella declinazione “organizzativa”: telelavoratore sarebbe chiunque, nell’operare ad una sufficiente distanza logistica, risultasse anche distante dall’organizzazione, intesa come colleghi e soprattutto superiori, cui afferisse; più sinteticamente dal classico monitoraggio, percettivo da un lato ed amministrativo dall’altro, della prestazione lavorativa. L’esecuzione tout-court del lavoro, ad esempio la maggior o minor interoperabilità fra i lavoratori a seconda dello status, appare aliena da tale prospettiva, relegata a chissà quali ulteriori considerazioni, comunque apparentemente di dettaglio.

    In termini di “astratta previsionegiuridica e sociologica questa interpretazione è assolutamente comprensibile, nonché più facilmente veicolabile, alla più larga schiera di destinatari, di quella che potrebbe esserne la “fattispecie concreta“.

    Nella pratica quotidiana, tuttavia, la questione è assolutamente intrisa di variabili non tanto discrete bensì continue:

    • Quanto può essere distante, o meglio distaccato (detached), dall’organizzazione un telelavoratore che operi al di fuori delle mura aziendali solo una-due volte a settimana? (La risposta è: “ben poco”…)
    • Non è un telelavoratore anche colui che opera da una succursale (cd. “branch office“), magari slegato da un rituale controllo di ingressi ed uscite? (La risposta è: “assolutamente sì”…)
    • Non lo è, analogamente, un lavoratore prestato ad un cliente ed operante da una delle sedi di quest’ultimo? (Sì)

    Una prospettiva senza dubbio più onesta è quella di distaccare, piuttosto, l’aspetto contrattuale da quello operativo, giacché quest’ultimo, nell’adeguarsi più rapidamente del primo all’evoluzione delle situazioni lavorative, risulta non meno indubitabilmente più attualizzabile, fors’anche “auto-attualizzato“.2 La prospettiva sociologico-giuridica, infatti, se da un lato può apparire più accessibile, dall’altro sconta il tardo recepimento di come le innovazioni occorse negli ultimi tempi (Internet) abbiano liberato il telelavoratore dalle condizioni di distacco tipiche degli Anni ’70 ed ’80.

    Seppure per essere definito “telelavoratore” potrebbe essere richiesto un contratto di tal sorta per l’”atto di telelavorare” non è richiesto d’essere un telelavoratore, e giammai lo è stato…

    In tal senso pure il lavoratore la cui distanza sia minima, magari a pochi metri (vedasi “Curva di Allen“) dai propri colleghi e superiori, è un telelavoratore, quantomeno nella misura in cui le attività svolte vengono scambiate, condivise (ricevute, elaborate e poi re-inviate), attraverso media tecnologici.

    Persino senza voler imporre l’estremismo secondo il quale tanti lavoratori co-localizzati  già starebbero, de facto, telelavorando con le loro controparti nei cubicoli vicini, è innegabile che, se un lavoratore co-localizzato (in sede) ed uno remotizzato — ad es. a casa propria o presso una sede remota (cd. “Office-to-Office“) — stanno collaborando, entrambi stanno impiegando la modalità telelavorativa, benché solo il secondo sia formalmente un telelavoratore.

    Per questa ragione si vuole proporre, fra le tante altre ed in tal caso rubando in casa dei professionisti sanitari, una differenziazione fra “Telelavoro Extra-Moenia” e “Telelavoro Intra-Moenia“, in cui le “mura” siano squisitamente di tipo organizzativo, piuttosto che fisiche: indipendentemente dalla lontananza logistica il primo opera al di fuori delle ritualità tipiche del luogo di lavoro (timbrare un cartellino,3 rispettare orari ordinari e straordinari, etc.), mentre il secondo vi si attiene pedissequamente, entrambi perfezionando efficientemente ed efficacemente le attvità (“task“) — superando, così, la grossolana dicotomia su una situazione solo “Off Site oppure solo “On Sitetelelavorate… A voler applicare questa prospettiva all’esempio succitato entrambi i lavoratori sono anche telelavoratori, ma il primo telelavora dall’ufficio mentre il secondo da altrove.

    Quali sono i vantaggi di questa prospettiva?

    • Si fa finalmente prevalere la sostanza (la prestazione) sulla forma, peraltro senza nulla togliere alla seconda;
    • Si riconosce la crucialità dell’aspetto tecnologico nel Telelavoro Moderno nei termini di velocità e condivisibilità dei task;
    • (Soprattutto) si riconosce la migrabilità/commutabilità, in un senso o nell’altro, della situazione lavorativa.

    Un tanto per dire che, spogliato degli ammennicoli burocratici, il lavoratore abbastanza “tecnologico” è verosimilmente già pronto a telelavorare (perché già lo fa).