Tag: Telelavoro Nomade

Il Telelavoro Nomade è stata, terminologicamente parlando, una condizione telelavorativa così estrema da considerare del tutto ininfluente, rispetto all’attività, il luogo dal quale viene svolta, che può mutare costantemente (e.g. “Work Anytime, Anywhere“, cfr. Wiberg & Ljunberg, 2001).

Col tempo il focus della nomadicità si è spostato dalla prestazione, che ben avrebbe potuto interessare qualsiasi prestatore

Il Nomade Digitale

hjhj

Il Digital SloMad (“Slow-Nomad“)

hjhj

Bibliografia
  1. Wiberg, Mikael & Ljunberg, Fredrik. () Exploring the Vision of “Anytime, Anywhere” in the Context of Mobile Work. In: Knowledge management and business model innovation. IGI Global, 2001. p. 153-165;
  • Smart Working vs Telelavoro: il tramonto dell’isolazionismo?

    Smart Working vs Telelavoro: il tramonto dell’isolazionismo?

    Fintantoché, dovendo, ne sono potuto rimanere prevalentemente osservatore, seppur intellettualmente compiaciuto, la slavina sempre più corposa di articoli più o meno salienti sulla nuova normalità del lavoro a distanza, come io fossi Robocop alle prese con la mia personale “direttiva 4“, mi ha provocato mesi di convulsioni e cortocircuiti a leggere ed ascoltare, oltretutto con la insistente veemenza dei tipici riempitivi mediatici — «il capo ha detto di sfornare un altro di quei post sullo Smart Working, ché il ferro va battuto finché è caldo!» —, di peregrini distinguo fra Telelavoro e Smart Working.

    Già me li vedo, i pubblicisti giornalisti in pectore, gli articolisti un tanto a battuta e sopratutto i redattori, digitare prima “Smart Working” e poi “Telelavoro” su Google e andarci giù di copincolla coi risultati al massimo fino alla terza pagina, giungendo alla conclusione, assai poco giornalistica — se non di pubblicazione organica governativa… —, per cui…

    • Il Telelavoro è roba vecchia: sei costretto a stare a casa tua e soprattutto a rispettare i tradizionali orari di lavoro;
    • Lo Smart Working, invece, è una figata: puoi lavorare dove e come vuoi…

    .., con assembramento di facepalm sia da parte di quel 4% e rotti di lavoratori formalmente in Telelavoro nel Paese, magari da anni, che delle centinaia di migliaia “aumma aumma“, vale a dire quelli, tanti, per cui un’equiparazione fra lavoratori in presenza e non ha da sempre, persino da prima che fosse citata la parola “Telelavoro” nell’ordinamento, rappresentato una questione sideralmente meno essenziale della smodata inerzia istituzionale sul Digital Divide.

    L’adesione quasi cortigiana alle previsioni governative localistiche ed in spregio al “common knowledge” genera mostri:

    Ho un’amica che lavora per la RAI e deve organizzare più volte a settimana delle interviste, quindi ho immantinente capito quel che è successo dopo: esaurite le fonti standard (responsabili/direttori di questo o quell’altro, referenti e latori giuridici, altri giornalisti, etc.), quel tipo di riferimenti che riescono a riempire novanta secondi persino del nulla assoluto, i poveri tapini han dovuto ripiegare

    • …per i testi a fonti non in lingua italiana; è facile riconoscerne la rielaborazione perché ciò che tanti tradizionali autori italiani riuscirebbero a trascinare per tre pagine — e chiunque abbia avuto la fortuna di preparare esami universitari non soltanto su bibliografie in Italiano lo sa bene… — un anglofono lo esaurisce in un paragrafo con tanto di grassetti e corsivi dove servono, e pertanto richiede più di qualche infiorettamento;
    • …per le clip audio/video a specialisti, gente che studia l’argomento; è facile riconoscerne le interviste perché la quantità di conoscenze, e dubbi, eccede il tempo a disposizione e l’intervento si conclude con smorfie di fonemi lasciati sospesi a video.

    Apriti cielo: già il primo affrancamento dalla “fase Dunning-Kruger” è stato spiazzante..!

    Alcuni — penso, ma non sono soltanto di parte ma anche empatico — si saranno sentiti traditi dalla Legge e magari avranno ripensato a De Gregori («cercavi Giustizia, trovasti la Legge»), parafrasandolo con «cercavi giustezza, trovasti la Legge». Fuori dai confini italiani, infatti, non sono documentate delle cd. “fattispecie concrete” anche solo vagamente riconducibili alle cd. “previsioni astratte” accumulatesi nel tempo nel nostro ordinamento. Vale a dire che sin dalla stesura delle norme nessuno si è preso la briga di fare quello che qualsiasi studente universitario minimamente attento farebbe consultando pure le bibliografie internazionali, mancando quindi di accorgersi che:

    • Nessun paese oltre all’Italia ha mai pensato di confinare il Telelavoro al solo arrangement domiciliare, retaggio di un trapassato tecnologico, logistico e sociologico di cui un po’ tutti i tecnocrati, pure legiferando, hanno dovuto considerare la decadenza; tantomeno con orari fissi, altro — può piacere o meno — patrimonio ormai arcaico;
    • Nessun paese oltre all’Italia ha mai pensato di deconfinare il Telelavoro per come suesposto spacciando ciò che altro non è se non una correzione (di tiro?) per l’innovativo Smart Working — che peraltro significa tutt’altro

    Se non proprio fuffa le definizioni maccheroniche di Telelavoro e Smart Working sono semplicemente fuorvianti: la prima per l’eccessiva pedissequità — ma nella traduzione dall’Inglese! — di quella, del 2002, che per tutti avrebbe dovuto essere una cd. “soft law” (Accordo-Quadro Europeo sul Telelavoro); della seconda non s’intuisce ancora se la genesi sia maturata con il medesimo professionismo da Gig Economy giornalistica di cui sopra, copincolla incluso («il leader ha detto di elaborare un’altra di quelle leggi “senza portafoglio” ma acchiappa-consensi, ché siamo in campagna elettorale costante!») oppure nella negligenza più o meno dolosa — e ad assistere a ciò che sembra emergere sulla preparedness sanitaria in certe regioni tutto potrebbe essere…

    Telelavorare è un’azione: si lavora “da remoto”. Si fa del Telelavoro ogniqualvolta l’attività da fare arriva e/o ritorna a distanza dal luogo in cui viene in effetti svolta, indipendentemente da quale luogo sia. Persino stando stabili nel proprio cubicolo in ufficio, restituendo via email ad un capo od un collega “non a tiro” un documento dopo averlo elaborato si sta a tutti gli effetti pratici telelavorando. Se a variare può essere la distanza, dai metri alle migliaia di chilometri, questa viene annullata dall’uso della (ormai comunissima) telematica…

    Tutti, dunque, a revisionare le affermazioni del passato pur recente e persino ad invocare qualche ritocchino alle leggi esistenti. In primis i consulenti del lavoro: mi risuonano ancora nelle pupille le vivaci proteste levatesi all’alba del lockdown per il fatto che per l’attivazione dello “Smart Working” fosse o meno necessario un contratto scritto, e la relativa comunicazione telematica, o se sarebbe bastato un semplice accordino verbale o via email. Défaillance di tale amenità danno la misura della avulsione non solo dalla Realtà (normale) ma anche dal contesto (emergenziale) di certe definizioni giuridiche…

  • Tabletworking? Si.. Può.. Fare..!

    Tabletworking? Si.. Può.. Fare..!

    Da developer, spesso a che fare con listati e sorgenti, sono sempre stato abbastanza scettico sulla possibilità di usare professionalmente i tablet: (sovente) troppo piccoli, privi di mouse – che, nonostante la tanta pratica sulla tastiera, resta comunque uno strumento importante.. – e predefinitamente non muniti di tastiera, nonché poco dotabili dal punto di vista delle applicazioni professionali, appunto..

    Fuori dell’ambito personale/ludico li ho quasi sempre visti abusati (sottoutilizzati al limite del ridicolo) in vario modo: per far vedere bene dei calcoli con la calcolatrice integrata, per fare micro-presentazioni (senza videoproiettore) od, infine – caso più biasimevole di tutti –, per fare finta di qualcosa, ad esempio lavorare always-on (e pure di saperci fare)..

    Fortunatamente il Mercato, il progresso ed il conseguente abbassamento dei prezzi mi hanno regalato l’opportunità di ricredermi. (altro…)

  • Dematerializzare invio e ricezione di Raccomandate

    Dematerializzare invio e ricezione di Raccomandate

    Mio malgrado negli ultimi 3-4 10 anni sono diventato persino troppo avvezzo sia alla spedizione che alla ricezione di raccomandate: Fisco, Sanità, tribunali, Amministratore Stabili, vari fornitori di servizi, etc.. Per fortuna, giacché la mole di corrispondenze è andata lievitando sempre più, la prospettiva di sopportare anche il tedio e la perdita di tempo all’Ufficio Postale è diventata parallelamente più famigliare.

    Tuttavia, onde ridurre al minimo — cioè soltanto per i malloppi di diverse decine di pagine — i tour allo sportello, ho trovato molto utile il servizio on-line delle Poste Italiane, che consente di spedire on-line raccomandate (AR e non). Certo — si potrebbe obiettare —, esiste la PEC che solleverebbe da tale seccatura assicurando pure maggior tempestività nelle comunicazioni, senza contare il netto risparmio! Da un lato, tuttavia, non tutti i procedimenti supportano in pieno la PEC e, dall’altro, non di rado proprio le tempistiche più pigre della classica raccomandata possono rivelarsi tattiche, per esempio per giocare sui termini per adempiere…

    Tenuto pur conto di un’importante limitazione funzionale, cioè il fatto che la non apponibilità della firma in calce rende nulla tutta la corrispondenza (ad es. giudiziaria) che, invece, la richiederebbe, questo servizio può alleviare gli adempimenti di un qualunque piccolo ufficio, anche domestico, dalla fastidiosa incombenza postale.

    Il fattore che ho giudicato come più saliente nell’affidarmi al servizio online di Poste è stata la possibilità di spedire raccomandate a qualunque ora del giorno e da qualsiasi luogo — mi è capitato di inviarne una persino in coda in auto, dallo smartphone, così come ben prima o ben dopo il tradizionale orario di sportello… —, il che lo rende, a mio avviso, quasi una scelta obbligata sia per coloro che necessitino di relegare ai tempi morti questo tipo di attività che, soprattutto, per tutti quelli che debbano potersi allargare sino all’ultimo momento materialmente — od anche legalmente, come nella partecipazione a concorsi ed appalti… — disponibile per perfezionare il proprio elaborato e trasmetterlo.

    Ecco il post scritto due giorni fa da me per Pmi.it.

    Raccomandate (R/R) On-Line con PosteItaliane

    Di recente è stato attivato da Poste Italiane, in diverse località , il servizio “Raccomandata DaTe“, grazie al quale privati, professionisti ed aziende possono prenotare ed effettuare l’accettazione di una raccomandata presso il proprio domicilio/ufficio. Tale servizio segue, ovviamente, degli orari ed una determinata tempistica.

    Esiste, ed oramai da diverso tempo, un altro servizio di Poste Italiane che non ha gli stessi limiti, è allargato alla corrispondenza tradizionale ed ai telegrammi e richiede solo di disporre di un account MyPoste: l’invio on-line.

    La registrazione a MyPoste è molto semplice, oltreché gratuita: una volta inseriti i propri dati anagrafici è sufficiente attendere il ricevimento, tramite SMS, del codice di attivazione necessario a perfezionare la procedura. Registrati, è possibile usufruire di un vario bouquet di servizi, fra i quali anche quello dell’invio online di corrispondenza.

    Se l’invio di Telegrammi permette all’utente l’inserimento del solo testo e del destinatario, quello di Lettere e Raccomandate offre all’utente l’opportunità  di scrivere online 2 pagine di corrispondenza (formattandone il testo), e soprattutto di caricare un proprio documento (nei formati più diffusi) restando nel limite di 3Mb e di 18 pagine (in formato A4).

    Una volta apposte le proprie preferenze sulle opzioni di stampa (a colori od in bianco e nero, e fronte/retro o meno), la Lettera o la Raccomandata – per la quale, ovviamente, è possibile richiedere pure la ricevuta di ritorno – sarà  in automatico stampata, imbustata e spedita da Poste Italiane, oppure, al caso, salvata come bozza per un invio successivo.

    La procedura guidata porta l’utente dalla creazione della missiva, della quale viene fornita la anteprima, alla scelta del destinatario – è contemplato anche l’utilissimo invio a destinatari multipli..! -, che può essere pure salvato nella Rubrica e richiamato per nuovi invii, sino al check out, per il quale è previsto il pagamento con carta di credito, PostePay o persino con addebito su conto per i clienti BancoPosta provvisti di apposito lettore.

    Completa efficientemente il servizio il Pannello che permette all’utente anche di visionare l’elenco degli Invii in bozza e degli Invii effettuati. Nel caso delle Raccomandate consultando quest’ultimo l’utente non solo può contemplare lo storico degli invii ma può consultarne il tracking e verificarne il ricevimento.

    Contro: nonostante l’automatismo di stampa ed imbustamento non tutti i suoi potenziali utilizzatori potrebbero ritenere il servizio a prova di occhi indiscreti e quindi adatto anche a corrispondenza delicata.
    Pro: anche tacendo sulla ovvia utilità  di poter spedire Raccomandate (R/R) da qualunque luogo (nel mondo) l’indubbio vantaggio risiederebbe nell’opportunità  di farlo in qualunque momento della giornata, magari sul filo di lana delle 23:59 dell’ultima data utile per un invio importante.

    Più recentemente Poste ha completato la dematerializzazione della gestione delle raccomandate rendendo disponibile, sempre per gli utenti di MyPoste, anche il servizio di Ritiro Digitale delle missive:

    • Gratuitamente è possibile essere avvertiti, via email, di una nuova giacenza ed, accedendo al servizio, controllare lo stato attuale dei ritiri effettuati o meno, fisicamente presso lo sportello postale oppure virtualmente attraverso quello, appunto, digitale (di seguito);
    • Sempre gratuitamente, previa attivazione della Firma Digitale Remota di Poste,1 è possibile effettuarne uno digitale, del medesimo valore legale di quello brevi manu, per almeno alcune missive.2

    È davvero un peccato che da un mio personale microsondaggio proprio coi professionisti — ripetuto negli anni —, che potrebbero sfruttarlo (ampiamente!), questo servizio sia sconosciuto ai più… Anzi: è puro masochismo..!

    Mi permetto un commento a valle: dematerializzati sia l’invio che la ricezione della tradizionale raccomandata parrebbe emergere la lacuna di un servizio di commutazione da parte degli ormai liberalizzati servizi postali di notifica ex lege:

    • Raccomandata tradizionale ⇾ Posta Elettronica Certificata;
    • Posta Elettronica Certificata ⇾ Raccomandata tradizionale;
    • Raccomandata tradizionale ⇿ Posta Elettronica Certificata.3

    Per quanto ironico possa sembrare il commento — a quel punto si potrebbe passare alla PEC punto e basta! —, nonché per quanto possa apparire (erroneamente) complesso approntare un siffatto servizio, questo sarebbe perfetto, se altresì legalmente riconosciuto — con una ulteriore intermediazione, ahinoi, da parte di service provider! —, per accompagnare gli “utenti legacy” nel proprio percorso (ormai ineluttabile) di modernizzazione digitale dei propri processi.

  • OpenOffice per Android

    AndrOpen Office Logo/Icon

    Se ne parla già da un annetto e mezzo, e già si era visto un tentativo di porting di LibreOffice, gemello OpenOffice.org, su piattaforma Android.

    Questa volta – e lo dico dopo averlo testato io stesso, sia su phablet (un Samsung Galaxy Note II) che su tablet – siamo proprio al dunque: un vero e proprio fork di OpenOffice.org perfettamente funzionante su un dispositivo Android. (altro…)

  • (Breve) Apologia dell’Instant Messaging

    Volendo fare qualche sommaria statistica sul mio moonlighting degli ultimi mesi mi sono messo a rapportare le ore tracciate su Toggl con il log di Skype ed altri parametri che ho (ovviamente) conservato. Ne è venuto fuori che per gestire – e con successo! – 24 progetti, per un totale di quasi 400 ore, ci sono voluti solo sette briefing live (30-45 min.), 11 ore circa di telefonate e poco meno di 200 e-mail (anche brevi). Tutto il resto è stato portato avanti con la chat di Skype (nessuna video/chiamata).. (altro…)

  • Benefici del Workshifting

    Sembrerà strano ma solo qualche giorno fa mi sono deciso ad usare SlideShare, e visto che ciò dovrebbe considerarsi vergognoso per una persona – e soprattutto un formatore.. – come me ho deciso di fare ammenda iniziando con un’opera di “ricostruzione” di una interessante infografica apparsa (ormai) lo scorso anno su Undress For Success ed intitolata: “The Dollars and the Sense of Workshifting – That’s what we used to call Telecommuting..“.

    Da consigliare la lettura anche di “Workshifting: The Bottom Line [PDF]“.