Tag: Fanta-Telelavoro

Etichettate come “Fanta-Telelavoro” sono tutte le idee più strampalate e/o futurologiche che negli anni ho partorito..

  • Telearbeit Über Alles (In Der Welt)

    Telearbeit Über Alles (In Der Welt)

    Che la Germania fosse tautologicamente tedesca nell’adoperarsi per l’accumulo e lo sviluppo di risorse economico-finanziarie, strumentali e soprattutto umane l’avevano già dimostrato la pur difficoltosa risalita della china dalle esiziali prescrizioni di Versailles – requisito dell’iniziale supremazia tecnica ed umana tedesca nel secondo conflitto mondiale –, la portentosa resilienza del Dopoguerra e l’ammirevole gestione del post-Unificazione. Che, d’altro canto, la Germania abbia insistito ad essere sempre analogamente tedesca nell’atteggiamento espansionistico-imperialista lo dimostrano il posizionamento che, in trent’anni, si è conquistata nell’Unione ed i condizionamenti che, grazie ad esso, ha potuto sostenere. Del resto questi due tratti, preparazione ed espansionismo, soprattutto in un’Economia come quella attuale, si alimentano a vicenda.

    Persino nella contingenza del Coronavirus la preparazione tedesca, salvo qualche defaillance da – chiamiamolo così – eccesso di fiducia, sembra essersi distinta, per l’efficienza e l’efficacia dell’intervento igienico-sanitario e l’entità e la rapidità dell’intervento socio-economico, rispetto ad altri (comparabili per dimensione e popolosità) paesi UE, fra i quali pure l’Italia. Civilmente parlando si potrebbe dire che la Germania probabilmente avrà corruzione, infiltrazioni mafiose e criminalità dei colletti bianchi perfettamente in linea con le medie europee; ciononostante sembra essere stata in grado di addomesticare queste tare quel tanto che basta da non fiaccare, o talora compromettere, la qualità, la quantità né la prontezza della reazione richiesta dall’emergenza. Con la stessa prontezza la Germania, coerente con la propria proattività verso la preparazione, pare già alacremente impegnata nella pianificazione del “dopo

    È plausibile che anche la dichiarazione del Ministro del Lavoro di voler procedere ad una istituzionalizzazione del Telelavoro Domiciliare costituisca uno fra i tantissimi tasselli di questa pianificazione. Finora si tratta solo di un annuncio,1 ovviamente ancora privo delle argomentazioni pure soltanto propedeutiche ad una trattazione di tipo normativo, ma è pur sempre un annuncio tedesco: interpretabile come un invito agli individui ed alle aziende di qualsiasi dimensione perché si preparino a prepararsi all’eventualità, scontata considerando gli scenari economico-sanitari prospettati, di ritrovarsi, già fra pochi mesi, fortemente stimolati a disperdere geograficamente le proprie risorse umane: iniziando dalla soluzione già pronta e più socialmente distanziante, il Telependolarismo (Work From Home), affrontare ed approntare le altre forme di Telelavoro (Remote Working) potrà rivelarsi soltanto una strada in discesa.

    Infographic: Where Europeans Get To Work From Home | Statista

    Distribuzione dei lavoratori di alcuni europei che, nel 2018, regolarmente lavorano da casa. Fonte: Eurostat. Si noti la mediocre percentuale della Germania

    Anche in Italia, ad esempio, sulla scorta dell’osservazione di centinaia e centinaia di migliaia di impiegati ritrovatisi dall’oggi al domani ad improvvisarsi telelavoratori domestici, qualcosa sembrerebbe iniziare a muoversi, ma sempre con modalità e tempistiche distanti dalla preparazione teutonica: non c’è un Ministro del Lavoro, col ruolo che ricopre, a lanciare un sasso nello stagno ma al massimo un Segretario Sindacale che, più che legittimamente, invoca semplicemente l’aggiornamento – ci si auspica anche nelle definizioni… – di una legge che, seppur giovane, è stata resa già vecchia dalla Storia degli ultimi mesi. Piuttosto che una preparazione strategica questa pare una richiesta, flemmaticamente italiana, per una manutenzione straordinaria ad un pezzo di minore importanza, in un Sistema nel quale nessuno sembrerebbe volerci davvero mettere le mani


    La preparazione (Preparedness) è un’altra cosa, e se la mossa del ministro tedesco fosse proattivamente incassata da lavoratori ed imprese la Germania sarebbe nella posizione di accumulare tanto vantaggio competitivo quanto sarebbe il ritardo accumulato dagli altri paesi nell’allinearsi alla medesima presa d’atto sul ruolo del Telelavoro, non più prevalentemente sociale – cui sembrano ancora affezionate Francia ed Italia – bensì sempre più strategico, nell’orizzonte attuale.

    Non le servirebbe, poi, molto: le basterebbe sfruttare i vantaggi che che già ha, ad iniziare dalla propria dimostrata capienza economico-finanziaria — (minima) parte della quale ben potrebbe essere girata su investimenti mirati —, ed effettuare un empowerment digitale del proprio tessuto economico-produttivo, stimolandone — così è possibile interpretare l’uscita del Ministro — pure il successivo self-empowerment, sufficiente a fargli colmare i gap che, senza dubbio (vedasi le inclusioni da Statista.com), ancora dimostra chiaramente di scontare, rispetto persino a due paesi limitrofi…

    Un vantaggio competitivo che potrebbe avere persino sfumature espansionistiche a discapito dei paesi ritardatari ma che può essere facilmente descritto:

    Considerazioni Green
    Dalla ingenua constatazione degli effetti benefici dei lockdown sullo smog nelle aree congestionate di ogni parte del mondo agli studi sulla correlazione fra inquinamento atmosferico e mortalità da SARS-CoV-2 – e ce ne sono (stati) anche sulla veicolabilità del virus grazie ai PM10 – non ci si può che attendere una rinnovata e potenziata coscienza ecologica, almeno bottom-up, oggi ancor più giustificata dall’esigenza, igienica, di disperdere anziché concentrare le persone. La già sussistente, ubiqua, tendenza a promuovere culturalmente e politicamente una riduzione delle emissioni, ad iniziare da quella più banale, relativa al commute (trasferimento casa⇆lavoro) con mezzi inquinanti, privati o pubblici, non solamente ne sarà corroborata, ma potrebbe diventare uno dei fattori per attribuire un’”etichetta di qualità” alla “Responsiveness” (capacità di rispondere, adeguarsi)2 di un paese od una specifica regione (amministrativa, geografica, economica) sia al problema che alle soluzioni stabilite dall’UE.3
    Inurbamento ∴ rischio focolaizona rossa
    Altro fattore di responsiveness alla contingenza attuale nonché di preparedness, pure strategico-economica,4 ad una analoga potrebbe essere costituito da un approccio di maggior centrifugicità territoriale: spuntano già qua e la pareri di illustri urbanisti che propongono ripensamenti degli spazi urbani fino allo sparpagliamento verso la provincia, cui rispondono tecnocrati dei trasporti con ipotesi di soluzioni ad hoc ed a cui fanno eco le strazianti ansie di agenzie ed investitori immobiliari. Ciò non toglie che fra i requisiti di affidabilità di una regione od una singola città potrebbe emergere la minimizzazione del rischio di poter essere trasformata in una zona rossa, dalla quale non poter uscire né entrare, con un sistema economico di fatto semi-sospeso non si potrebbe a priori sapere in quali settori e potenzialmente considerabile come “untrice5 già dalle zone limitrofe,6 al netto del potenziamento delle contromisure sanitarie.
    Digital Divide, Digital Empowerment ed Industry 4.0
    Ultimo fattore di responsiveness è l’adeguamento di infrastrutture ed individui alla rinnovata grandezza dei requisiti digitali, maggiorata dalla contingenza, e ciò non soltanto a livello lavorativo ma anche civile: di certo vi sarà ancor più bisogno di saper acquistare online, dialogare telematicamente con la P.A. ed in special modo con la Sanità, ed in generale maneggiare strumenti digitali; d’altro canto, a livello lavorativo, coll’irrinunciabile decollo della cd. “Industria 4.0“, l’opportunità di una maggior digitalizzazione dovrebbe includere pure i settori industriale e manifatturiero. “Last but not least” questo fattore, che invece è il riconosciuto prerequisito essenziale7 pure solo per percorrere gli altri due.

    Statistic: Share of employed people aged between 15 to 64 that sometimes or usually work from home in selected European countries in 2018 | Statista

    Distribuzione dei lavoratori di alcuni europei che, nel 2018, regolarmente o meno, lavorano da casa. Fonte: Eurostat. Si noti anche qui la posizione, mediana cioè assai migliorabile, della Germania

    È più che sufficiente, a questo punto, porsi una semplicissima domanda:

    Potendo rivolgersi a qualsiasi fornitore di servizio su un mercato mondiale un’azienda cliente, dopo il COVID-19, ne preferirà uno che, ancorché a disparità di prezzo, avrà adottato tutti gli accorgimenti noti per la propria Business Continuity, fra i quali la Dispersione Geografica della propria Forza Lavoro, oppure uno che sarà ritornato alle proprie “abitudini operative” precedenti, per quanto regolarmente dimostratesi efficienti ed efficaci prima del COVID-19..?

    Pur ammettendo altrettanta (ingenua) abitudinarietà da parte dei Small-Medium Business i Big Spender non credo avrebbero dubbi a rispondere

    Ogni semestre di tentennamento delle aziende degli altri paesi, a fronte di imprese teutoniche che avessero già colto l’assist del proprio ministero, aumenterebbe l’esposizione al rischio di subire un “Blitzkrieg Virtuale“, commerciale, da parte delle seconde entro i propri mercati locali di riferimento. E saremmo appena alle potenziali conseguenze di un “effetto annuncio“. Qualora vi seguissero anche i fatti, con quel tanto di sistemico adeguamento dell’intero sistema-paese attraverso la “testa di ponte” giuslavoristica di un diritto individuale a telelavorare persino da casa, peraltro non nuovo nel Vecchio Continente,8 la Bundesrepublik potrebbe accreditare istituzionalmente tale vantaggio competitivo di sistemica maggior affidabilità

    …E tutti sappiamo cosa ha sempre fatto la Germania coi propri vantaggi competitivi: dall’alto della propria posizione comunitaria ha sempre teso — oserei aggiungere: più che legittimamente — ad amplificarli per via politica9


    Ultima considerazione: l’espansionismo tedesco, sempreché — prerequisito fondamentale, data l’attuale posizione tutt’altro che entusiasmante in termini di virtualizzazione organizzativa nelle statistiche europee — le sue imprese capissero l’antifona del Ministro e, gettando il cuore oltre l’ostacolo, vi corrispondessero con la tradizionale teutonicità, potrebbe estendersi dai vari mercati di servizi al Mercati del Lavoro nazionali con vieppiù operativamente sostenibili politiche di Soft Shoring (offshoring/delocalizzazione digitale di mansioni intellettuali mediata dal Lavoro Distribuito).

    Anche in questo caso è possibile sintetizzarne l’eventualità con una semplice domanda:

    Potendo lavorare per un’azienda tedesca, con retribuzioni e prospettive di crescita e carriera tedesche, con la Previdenza tedesca, senza nemmeno spostarsi in Germania se non per uno-due giorni alla volta, che si è assicurata di poter continuare a lavorare in qualsiasi situazione, un lavoratore abbastanza “drainable” vi prefrerirà una simile a quella che non ha potuto far altro se non rinunciare a rinnovargli il contratto oppure metterlo agli ammortizzatori sociali, magari chiudere, ed insiste nelle proprie inerzie a tappare le falle delle proprie vulnerabilità?

    La prospettiva, proprio se non di veder spuntare un bel po’ di “Virtual Expats” (“Emigrati Virtuali“), è quella di veder spuntare qua e la “Insider” nazionali — potremmo anche chiamarli “Collaborazionisti“… — basisti dell’espansionismo commerciale germanico.

  • 10 Previsioni "apocalittiche" sul Telelavoro (in Italia)

    10 Previsioni "apocalittiche" sul Telelavoro (in Italia)

    Da tempo sono un estimatore di Satira Preventiva di Michele Serra: la sua arguzia e capacità retorica erano già inarrivabili ai tempi di Cuore. Ciononostante un tentativo di emularlo con una salva di dieci brutte imitazioni di fila dedicate al Telelavoro — mi son detto — posso anche farlo, se non altro perché difficilmente, benché la carne non mancherebbe, ci si potrebbe aspettare, con tanti temi sui quali deridere a destra e manca, un suo contributo anche su questo. In realtà il conteggio dovrebbe fermarsi a nove ma un sassolino dalla scarpa dovevo proprio cavarmelo

    1. Spaurimento fra Giuristi, Sociologi e Sindacalisti: di fronte ad una inaspettata esplosione del Telelavoro come modalità di lavoro migliaia di operatori sarebbero costretti ad aggiornarsi mettendosi a studiarne le molteplici declinazioni oltre a quello domestico, le innumerevoli variabili — in primis tecnologiche — che lo connotano e l’assoluta promiscuità ed aleatorietà di situazioni che i primi due fattori possono provocare in combinazione fra loro. Molti fra questi finalmente si farebbero un corso di base di Informatica, essenziale per capire come utilizzare quella mailbox che il figlio o il nipote od un amico già aveva creato loro qualche anno prima e rimasta in cavalleria. Seguirebbero a ruota Fiscalisti e Consulenti del Lavoro, per capire se e soprattutto come considerare detraibili o deducibili determinate spese di subordinati e professionisti, ed infine a quale addizionale IRPEF locale votarsi correttamente
    2. Angoscia fra le Società Emettitrici di Buoni Pasto, i Pubblici Esercizi e i non-Telelavoratori: potendo evitare di usare i voucher per comprarsi nei supermercati gli ingredienti dei pranzi al sacco da consumare in ufficio, compensando così di sponda la vera fondamentale uscita dei trasporti quotidiani, i telelavoratori (domestici) resterebbero impassibili di fronte alla riduzione delle erogazioni da parte dei datori di lavoro, in quanto variabilmente decaduta la sostituzione-mensa; più scomposta la reazione di bar, paninerie, self-service, etc. che si vederebbero ulteriormente segata una fetta dei potenziali avventori e, per questo, ma sempre invocando i costi di locazione, delle materie prime, nonché l’immancabile Stato succhiasangue, da un lato ridurrebbero il numero di camerieri non in nero e dall’altro aggiungerebbero per l’ennesima volta un 15-20% ai prezzi dei prodotti più in del menù, a cominciare dall’insalata, a questo punto arrivata a 20 Euro (condimenti esclusi). Comprensibile reazione dei non-Telelavoratori: ripiegare ancor più spesso sui supermercati, alimentando così la spirale inflazionistica innescata dai Pubblici Esercizi, mai dimostratisi pratici di Domanda & Offerta. Arrivati all’equivalenza “1 buono pasto = 1 bicchier d’acqua (purificata, non da bottiglia)” ci sarebbe il tracollo dell’intero sistema dei voucher, comunque come sempre già da tempo in ritardo con i rimborsi. Successive indagini individuerebbero in un certo Bernardo Lorenzo Madoffi l’architetto di una complessa operazione perpetrata grazie all’apprezzamento delle foto e delle grafiche contenute, fra un voucher e l’altro, nei blocchetti e col favoreggiamento di famosi critici d’arte contemporanea.
    3. Ansia fra Agenzie Immobiliari, Investitori e Notai: raggiunta l’età da figli ed attaccata al chiodo quanto basta la propria FoMO (“Fear of Missing Out“), e forse galvanizzati dall’elegia delle cittadine sonnolente ma molto più amichevoli di una volta di “Cars – Motori Ruggenti” — o, a seconda delle preferenze, “Se Scappi Ti Sposo” —, i telelavoratori inizierebbero concretamente a considerare la Provincia come una destinazione papabilissima pure per i restanti giorni cinque giorni a settimana in cui non la frequentano già per pranzi, gite fuori porta, ferie, feste comandate od, infine, per tornare dai parenti al paese. Sindaci golosi di nuovi contribuenti/utenti rincarerebbero la dose garantendo asili pubblici, doposcuola, centri estivi e forse anche servizi di babysitting, e non si dimenticherebbero neppure degli adulti: agevolazioni per chi volesse aprire ristoranti fusion, perentorie ordinanze ai bar perché imparino a mescolare i contenuti delle bottiglie e non solo mescerne una sola alla volta e soppressione delle rotatorie. Gentrificazione residenziale e business in grossa crisi. Gli istituti di credito non si scomporrebbero più di tanto e riaprirebbero le filiali accanto ai crediti cooperativi chiuse mesi prima.
    4. Smarrimento fra Criminalità Organizzata ed affiliati fra gli Imprenditori ed i Politici: ridotto l’afflusso di neolaureati dal Sud ed aumentato il riflusso di quelli oramai al sesto master, ora finalmente in possesso di un lavoro e che, preso il treno, si accorgono d’esser seduti nello stesso vagone dei loro datori di lavoro, anche loro di ritorno a casa, le mafie perderebbero buona parte delle giustificazioni per far arrivare soldi a fondo perduto per sostenere l’attività più di successo nel Mezzogiorno, cioè la prestidigitazione. I denari arriverebbero, sì, ma sotto forma di buste paga regolarmente tassate, direttamente sui conti correnti dei telelavoratori. Il colpo di grazia al Piano verrebbe dalle rilevazioni ISTAT sulla disoccupazione: complice un ancora ingenuo e quindi contenuto costo della vita, infatti, con le retribuzioni con cui al Nord tre persone potevano aspettarsi solo di condividere un monolocale al Sud sembrerebbe ci potrebbero vivere quattro persone; con un colpo di genio un parroco avrebbe suggerito a tutti di chiedere il part-time al 75%, tanto che il già aumentato numero di nuovi occupati nel territorio avrebbe dovuto essere ritoccato verso l’alto di un 33,33%. Su insistenza dell’ISTAT, non persuasa dalla relazione fra il 75% ed il 33,33%, questa verrebbe certificata da un ex-bocconiano, specializzatosi alla LUISS ed al momento al 41Bis per beghe di famiglia
    5. Delusione fra Industrie Alimentari e di Integratori: riducendosi le occasioni di sminuire l’esperienza del pasto alle sole tre fasi di scelta, deglutizione e conto — o sceltaconto e deglutizione, a seconda del caso — i telelavoratori poco per volta, ripresa quel po’ di dimestichezza col proprio pollice opponibile, inizierebbero col tagliare il pane per imbottirlo, a seconda del momento della giornata, di dolce o salato, recuperando in breve l’abilità di processare pure pietanze più complesse come un uovo sbattuto od un’insalata — e chissà poi quali altre prove culinarie; parallelamente al recupero della manualità da parte dei telependolari, prima esercitata prevalentemente durante gli spostamenti con mezzi propri o pubblici, i cibi pronti ed i surgelati vedrebbero flettersi lo skyrocketing nelle vendite nelle ultime tre decadi, con la sola prevedibile esclusione dei prodotti dolciari, Nutella in testa. Per attenuare il problema le industrie alimentari si accorderebbero con quelle di integratori per una permuta: le seconde restituirebbero i principii nutritizionali alle prime, che a loro volta restituirebbero lo zucchero alle seconde, ben sapendo che queste lo rivenderebbero alla Ferrero per produrre ulteriore Nutella, così da compensare le perdite sul ricco mercato dei multivitaminici per evitare i mali di stagione.
    6. Panico fra Sindacati e Partiti Politici: andando culturalmente decadendo, seppur a macchia di leopardo, il tradizionale approccio commerciale del “io cedo del tempo a te, tu cedi del denaro a me” in favore di un più umanisticoio faccio un lavoro per te, tu me lo riconosci“, alcuni lavoratori, oramai dimentichi dalla logica del cartellino, comincerebbero a fingere di metterci lo stesso tempo e sforzo degli altri a completare le pratiche affidate loro, avendo intanto ristrutturato in economia un appartamento, lanciato un’attività secondaria di bed & breakfast, accompagnato i figli a tutte le attività pomeridiane e scritto alcune sceneggiature su base autobiografica già prelate da degli studios americani; ciò da un lato incrinando leggermente la percezione di equivalenza a priori dei lavoratori tanto cara al Sindacato e, dall’altro, minando lo Status Quo meritocratico, a sua volta tanto caro alle gerarchie burocratiche, specie nel Pubblico Impiego, con il sempre più concreto rischio che la Corte dei Conti possa in futuro basarsi sui rilievi delle differenti performance individuali, che nel caso dei telelavoratori sarebbero oltretutto genericamente aumentate di circa il 25%, per investigare su promesse elettorali di assunzioni, locali o di massa, passate all’incasso
    7. Fastidio fra Società Sportive Professionistiche e (loro) Inserzionisti Pubblicitari: pur di riportare di peso in stadi e palazzetti dei capoluoghi i telelavoratori-tifosi rifugiatisi in provincia, e nella pay-per-view, le prime si vedrebbero costrette dai secondi ad organizzarne la logistica, persino quando la squadra è in trasferta, con prevedibili rosicchiature agli utili. I consulenti della Comunicazione e delle Public Relations dovrebbero convincere le star dello sport a prendere atto del cambio di prospettiva di molti fra i loro ammiratori: oltre a farsi fotografare in qualche località esotica o a dei party delle presenze in qualche sagra più importante, a gustarsi rigorosamente dei prodotti bio, non potrebbero che giovare alla loro immagine. Seguirebbero a ruota proprio le pay-per-view che, dopo le aspre proteste dei tecnici installatori, non più disposti ad accettare trasferte sotto-pagate, proporrebbero ed otterrebbero una legge per poter scrivere ancora più in piccolo, nelle pubblicità televisive e cartellonistiche, la dicitura “installazione gratuita solo per i non-Telelavoratori”.
    8. Amarezza fra i Trasporti (pubblici e privati) e la Ricettività: l’eventuale aumento della lunghezza delle tratte percorse dai telelavoratori non compenserebbe il flesso nella loro quota di impiego dei servizi; fra i più incarogniti i tassisti che, già colpiti da una rarefazione dei trasfertisti dovuta al sempre più abituale uso di Skype, vedrebbero contrarsi pure l’ampio segmento ombra dei clienti appiedati da mezzi overbooked, in vistoso ritardo o semplicemente non prensentatisi sul più bello alla fermata prevista; anche le controparti delle partecipate pubbliche di trasporto, con un ridotto chiavistello d’indignazione pubblica sulla qualità dei servizi, sarebbero in ambasce per capire come scagionarsi invocando il rimpolpamento degli investimenti in infrastrutture; il calo del trasfertismo colpirebbe pure le strutture ricettive, quantomeno quelle di medio livello, a causa dello spostamento degli investimenti immobiliari delle imprese dalle strutture operative a quelle uso foresteria, dotate di tutti i comfort e le necessità per i lavoratori ma soprattutto più celermente alienabili se se ne potesse oppure dovesse presentare l’opportunità; il fiutato business trasformerebbe in altri casi le foresterie, in comproprietà di partnership fra imprese, in veri e propri alberghi dotati di centri congressi, presso i quali farsi finanziare le job fair universitarie e non
    9. Disappunto fra Telco ed ISP: più di qualche telelavoratore, definito da molti focus group ed in altrettante riunioni strategiche «anarco-fondamentalista» — in realtà semplicemente con un piano dei rientri periodici in sede molto più di ampio respiro —, oserebbe trasferirsi in posti ameni di montagna o di campagna dove non prende il segnale e l’unica connessione possibile è quella a 56K; in certi casi i trasferimenti sarebbero supportati dai datori di lavoro, chiamati negli stessi focus group e riunioni «traditori della patria», e fatti da gruppi di lavoratori, che potrebbero così fondare delle sedi distaccate. Gli amministratori degli enti locali, a quel punto chiamati «sporchi collaborazionisti» nelle riunioni ma non da tutti i partecipanti e comunque non nei focus group, farebbero così tanto fuoco e fiamme presso i loro canali politici da ottenere una legge nazionale sulla “connettività nei posti ameni“, costringendo al potenziamento di linee fisse e mobili le telco, ancora ignare del fondamentale contributo alla causa dell’Ente Nazionale Turismo, mantenutosi ufficialmente in disparte per tutto il tempo della querelle. Il relativo advertising, oltre a qualche figone e momenti di gaudio & sollazzo, dovrebbe iniziare a contemplare mucche, feste del patrono ed il lento passare delle stagioni
    10. Puro terrore fra Software House e Web Agency: l’aumento della domanda di applicazioni client svincolate da un’installazione su una o più specifiche postazioni da ufficio lascerebbe dapprima atterite entrambe e, poi,  le costringerebbe a sciogliere gli indugi e collaborare; le prime dovrebbero imparare nuovi linguaggi ed approcci — ché le accozzaglie di comandi ed il cd. “Frankensoftware” (programmi fatti con pezzi di altri programmi) già non si posson più vedere! —, le seconde capire che cool e multimediale spesso non fanno rima con utile e funzionale; tutto, nell’arco di qualche semestre, nella chetichella generale, passerebbe su interfaccia Web (Web Application) richiedendo solo un browser – magari di un device mobile… – per essere fruibile da qualsiasi luogo.

    È fuor di dubbio che almeno questa ultima previsione — che soltanto tale non è: già nel 2001 progettai l’evoluzione di un’intranet aziendale in servizio distribuito appoggiato, solamente appoggiato, a diversi Application Server di Microsoft (e.g. Sharepoint) — non solo si sia già avverata ma l’abbia fatto oltre ogni mia più rosea aspettativa o speranza…