Categoria: Humor

  • Smart Working vs Telelavoro: il tramonto dell’isolazionismo?

    Smart Working vs Telelavoro: il tramonto dell’isolazionismo?

    Fintantoché, dovendo, ne sono potuto rimanere prevalentemente osservatore, seppur intellettualmente compiaciuto, la slavina sempre più corposa di articoli più o meno salienti sulla nuova normalità del lavoro a distanza, come io fossi Robocop alle prese con la mia personale “direttiva 4“, mi ha provocato mesi di convulsioni e cortocircuiti a leggere ed ascoltare, oltretutto con la insistente veemenza dei tipici riempitivi mediatici — «il capo ha detto di sfornare un altro di quei post sullo Smart Working, ché il ferro va battuto finché è caldo!» —, di peregrini distinguo fra Telelavoro e Smart Working.

    Già me li vedo, i pubblicisti giornalisti in pectore, gli articolisti un tanto a battuta e sopratutto i redattori, digitare prima “Smart Working” e poi “Telelavoro” su Google e andarci giù di copincolla coi risultati al massimo fino alla terza pagina, giungendo alla conclusione, assai poco giornalistica — se non di pubblicazione organica governativa… —, per cui…

    • Il Telelavoro è roba vecchia: sei costretto a stare a casa tua e soprattutto a rispettare i tradizionali orari di lavoro;
    • Lo Smart Working, invece, è una figata: puoi lavorare dove e come vuoi…

    .., con assembramento di facepalm sia da parte di quel 4% e rotti di lavoratori formalmente in Telelavoro nel Paese, magari da anni, che delle centinaia di migliaia “aumma aumma“, vale a dire quelli, tanti, per cui un’equiparazione fra lavoratori in presenza e non ha da sempre, persino da prima che fosse citata la parola “Telelavoro” nell’ordinamento, rappresentato una questione sideralmente meno essenziale della smodata inerzia istituzionale sul Digital Divide.

    L’adesione quasi cortigiana alle previsioni governative localistiche ed in spregio al “common knowledge” genera mostri:

    Ho un’amica che lavora per la RAI e deve organizzare più volte a settimana delle interviste, quindi ho immantinente capito quel che è successo dopo: esaurite le fonti standard (responsabili/direttori di questo o quell’altro, referenti e latori giuridici, altri giornalisti, etc.), quel tipo di riferimenti che riescono a riempire novanta secondi persino del nulla assoluto, i poveri tapini han dovuto ripiegare

    • …per i testi a fonti non in lingua italiana; è facile riconoscerne la rielaborazione perché ciò che tanti tradizionali autori italiani riuscirebbero a trascinare per tre pagine — e chiunque abbia avuto la fortuna di preparare esami universitari non soltanto su bibliografie in Italiano lo sa bene… — un anglofono lo esaurisce in un paragrafo con tanto di grassetti e corsivi dove servono, e pertanto richiede più di qualche infiorettamento;
    • …per le clip audio/video a specialisti, gente che studia l’argomento; è facile riconoscerne le interviste perché la quantità di conoscenze, e dubbi, eccede il tempo a disposizione e l’intervento si conclude con smorfie di fonemi lasciati sospesi a video.

    Apriti cielo: già il primo affrancamento dalla “fase Dunning-Kruger” è stato spiazzante..!

    Alcuni — penso, ma non sono soltanto di parte ma anche empatico — si saranno sentiti traditi dalla Legge e magari avranno ripensato a De Gregori («cercavi Giustizia, trovasti la Legge»), parafrasandolo con «cercavi giustezza, trovasti la Legge». Fuori dai confini italiani, infatti, non sono documentate delle cd. “fattispecie concrete” anche solo vagamente riconducibili alle cd. “previsioni astratte” accumulatesi nel tempo nel nostro ordinamento. Vale a dire che sin dalla stesura delle norme nessuno si è preso la briga di fare quello che qualsiasi studente universitario minimamente attento farebbe consultando pure le bibliografie internazionali, mancando quindi di accorgersi che:

    • Nessun paese oltre all’Italia ha mai pensato di confinare il Telelavoro al solo arrangement domiciliare, retaggio di un trapassato tecnologico, logistico e sociologico di cui un po’ tutti i tecnocrati, pure legiferando, hanno dovuto considerare la decadenza; tantomeno con orari fissi, altro — può piacere o meno — patrimonio ormai arcaico;
    • Nessun paese oltre all’Italia ha mai pensato di deconfinare il Telelavoro per come suesposto spacciando ciò che altro non è se non una correzione (di tiro?) per l’innovativo Smart Working — che peraltro significa tutt’altro

    Se non proprio fuffa le definizioni maccheroniche di Telelavoro e Smart Working sono semplicemente fuorvianti: la prima per l’eccessiva pedissequità — ma nella traduzione dall’Inglese! — di quella, del 2002, che per tutti avrebbe dovuto essere una cd. “soft law” (Accordo-Quadro Europeo sul Telelavoro); della seconda non s’intuisce ancora se la genesi sia maturata con il medesimo professionismo da Gig Economy giornalistica di cui sopra, copincolla incluso («il leader ha detto di elaborare un’altra di quelle leggi “senza portafoglio” ma acchiappa-consensi, ché siamo in campagna elettorale costante!») oppure nella negligenza più o meno dolosa — e ad assistere a ciò che sembra emergere sulla preparedness sanitaria in certe regioni tutto potrebbe essere…

    Telelavorare è un’azione: si lavora “da remoto”. Si fa del Telelavoro ogniqualvolta l’attività da fare arriva e/o ritorna a distanza dal luogo in cui viene in effetti svolta, indipendentemente da quale luogo sia. Persino stando stabili nel proprio cubicolo in ufficio, restituendo via email ad un capo od un collega “non a tiro” un documento dopo averlo elaborato si sta a tutti gli effetti pratici telelavorando. Se a variare può essere la distanza, dai metri alle migliaia di chilometri, questa viene annullata dall’uso della (ormai comunissima) telematica…

    Tutti, dunque, a revisionare le affermazioni del passato pur recente e persino ad invocare qualche ritocchino alle leggi esistenti. In primis i consulenti del lavoro: mi risuonano ancora nelle pupille le vivaci proteste levatesi all’alba del lockdown per il fatto che per l’attivazione dello “Smart Working” fosse o meno necessario un contratto scritto, e la relativa comunicazione telematica, o se sarebbe bastato un semplice accordino verbale o via email. Défaillance di tale amenità danno la misura della avulsione non solo dalla Realtà (normale) ma anche dal contesto (emergenziale) di certe definizioni giuridiche…

  • Ecce Fatturazione Elettronica

    Ecce Fatturazione Elettronica

    Qualche giorno fa mi sono ritrovato in quel che vorrei poter chiamare, solo per sintesi, Comitato Tecnico-Scientifico: il tema principale riguardava la accezione contabile di un percorso formativo e come valorizzarla tenendo conto che i destinatari sono non vedenti ed ipovedenti. Senza troppi indugi la mia risposta è stata all’incirca: «tra pochi giorni la fatturazione elettronica sarà obbligatoria per tutti ed alla fine del corso lo sarà anche lo scontrino elettronico». La mia idea era ed è, visto che poi su diverse unità formative che affronteranno (almeno) il primo argomento dovrò io stesso metterci la faccia come docente, che a breve assisteremo ad una dematerializzazione, perdipiù forzata, che sconvolgerà non tanto gli obbligati quanto tutto il loro indotto amministrativo: assistenza fiscale, intermediazione, etc..

    Intendo letteralmente uno sconvolgimento, o almeno un mezzo coccolone, per la maggioranza degli “uffici contabili“: «un disastro di proporzioni bibliche […] cose da Vecchio Testamento […], proprio roba del tipo collera divina, fuoco e zolfo che piovono dai cieli, fiumi e oceani che bollono! […] Quarant’anni di tenebre, eruzioni, terremoti! […] Morti che escono dalle fosse! […] Sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme! Masse isteriche!». Per quanto, infatti, non sarà facile per i piccoli esercenti abbandonare l’ergonomica immediatezza dell’imbrattare alla meglio il primo foglio del blocchetto delle fatture, stando al massimo attenti al progressivo corretto da riportare, le definitive vittime sono gli impiegati amministrativo-contabili che, direttamente o indirettamente interessati ai flussi in ingresso ed uscita, dovranno sempre più adattarsi a maneggiare l’immateriale

    Questa ed altre iniziative statali analoghe di “invio telematico” potrebbero essere considerate, di fatto, un imponente impianto telecollaborativo Office-To-Office, in questo caso con da una parte il Fisco “headquarter” e dall’altra “satelliti” di intermediari e aziende interconnessi anche fra loro grazie al Sistema d’Interscambio; il “pendolarismo” delle informazioni verso e dal centro, una volta postale, banalmente è stato reso superfluo dalla loro digitalizzazione

    Già… Perché, se non bastasse la fatturazione elettronica ed il venturo scontrino elettronico, lo Stato prevede la via telematica per una quota che via via andrà a coprire la totalità degli adempimenti massivi. Tempestività e controllo a parte il motivo è banale: travasare dati continuamente da un sistema all’altro o, peggio ancora, dal cartaceo al digitale e viceversa costituisce una enorme perdita di tempo. Tant’è che apparentemente — ma va detto che sto ancora approfondendo la documentazione tecnica… — lo Stato sta predisponendo un vero e proprio Gestionale Contabile condiviso — si potrebbe dire freeware — con i propri interlocutori: volendo puoi usare anche solo questo, almeno per le fiscalità più semplici; altrimenti, se vuoi usare un tuo software commerciale, quest’ultimo dovrà essere compliant rispetto ai requisiti (di strutturazione e trattamento delle cd. “basi di dati“) del primo…

    Lodevolissima è la scelta di usare la modalità Web based per la fruizione della “piattaforma”, con la quale potranno interagire anche analoghe applicazioni commerciali o — perché no — anche opensource (previa certificazione?): la interfaccia Web è, infatti, quella più facilmente aggiornabile perché sia sempre più accessibile dagli Screen Reader, trascurando il fatto — so che evoco principî assodati da vent’anni… — che non serve altro software oltre al browser

    Ho una zia contabile — che oltretutto da vent’anni mi fa la dichiarazione dei redditi e quella IVA — e tanti conoscenti ed amici nel ramo, sicché ci vado giù leggero nel dire che non sarebbe dovuto spuntare lo Stato, deus ex machina ed anche un po’ ex abrupto, a sollecitare l’idea che il cartaceo, oltre la modica quantità, diventa tossico per qualsiasi ufficio e che il modo migliore di gestire dati strutturati — è il caso delle fatture, ad esempio, ma anche delle carte d’identità: tutti i tipi di documento tradizionalmente cartaceo che condividono lo stesso format — è quello digitale, o meglio “digital first“, laddove una materialità avrà sempre più il mero valore di “copia di cortesia“. Certo: è lo stesso Stato che sta facendo ammattire gli studi legali, ma in questo caso i contenuti sono più dialettici (ad es. una memoria di parte) e quindi non hanno le caratteristiche che rendono, invece, i dati strutturati inscrivibili in un foglio elettronico od, in caso di ulteriore strutturazione e/o di crescente quantità dei dati, in uno strumento più potente (database). A mia memoria, tuttavia, non ho ragione di credere esista impiegato più devoto al cartaceo di quello archetipico di amministrativo-contabile

    Sarà il fascino della cancelleria, saranno le reminiscenze del periodo scolastico, sarà una predisposizione all’alienazione da lavoro causa ed effetto delle prime due… Non è importante quanto il fatto che, assieme ai miei allievi con visione residua — che ancora possono maneggiare un pezzo di carta o beneficiare di una scansione ingrandita N volte — ma soprattutto a quelli non vedenti — per i quali pure un PDF leggibile costituisce una paziente impresa —, assisteremo al countdown all’abbattimento delle barriere architettoniche di accesso lavorativo a questo tipo di attività. Chi non ha mai lavorato con questo tipo di allievi, infatti, non sa che, ancorché dipendentemente dall’età — secondo me i ciechi dalla nascita sono quelli col più alto potenziale —, se adeguatamente formati possono diventare delle bestie di impiegati, ed una sempre più diffusa via telematica non può che agevolarli, sia in una situazione co-localizzata che in una remotizzata.

    Considero, infatti, che, subito dopo la Pubblica Amministrazione, la principale opportunità occupazionale per ciechi ed ipovedenti — così mi raccontano gli ex allievi dei corsi precedenti — è costituita dalle grandi imprese che, da un lato, si ritrovano con quote di assunzione da rispettare e, dall’altro, soprattutto hanno i mezzi finanziari per coprire le spese connesse. Una Amministrazione digitalizzata, dematerializzata dischiude una lista aperta di opportunità nel Privato, anche di minuscola dimensione, a partire dalle elaborazioni più semplici (ad es. fatture e corrispettivi) a quelle intermedie (ad es. comunicazioni periodiche, dichiarazioni, etc.) ed oltre da cui i disabili visivi finora sono stati esclusi solo per la letteralequestione pezzo di carta“, che avrebbe dovuto essere notata, affrontata e superata molto prima ed indipendentemente dallo zampino del Fisco…

    Già riesco ad immaginarmi lo studio commercialista con alle dipendenze anche ipovedenti e non vedenti, distribuiti indifferentemente in sede oppure altrove; per non parlare dello studio paghe — ma INPS ed INAIL al momento non sembrano ancora star dietro all’Agenzia delle Entrate…

    Aggiornamento del 07 Aprile 2019, a corso ormai in scadenza

    Non mi sbilancerei a dire che almeno uno o due allievi, magari con calma, riuscirebbero a “parsare” a mente un originale file XML di fattura singola o multipla, che sembrerebbe incomprensibile a tanti normovedenti; senza dubbio in molti sono riusciti, grazie anche agli sforzi di alfabetizzazione informatica profusi (anche da me) in un corso precedente, a gestirne i contenuti attraverso un Foglio Elettronico, con il solo strumento messo a disposizione proprio dal Fisco. Ecco… Volendo proprio essere assai pingoli andrebbe detto che è stato più difficile — mi sono confrontato quanto basta col docente di Contabilità, che non ha fatto segreto che ciò capita spesso con i “principianti” — far digerire alcuni elementi della vasta teoria a monte…

    Aggiornamento del 01 Dicembre 2019

    Abbandonato da mia zia, ironicamente sulla via dell’ipovedenza, ed al limite del termine del 02 Dicembre, quest’anno la Dichiarazione dei Redditi la sto facendo da solo, ovviamente avendo speso già molte ore a prepararmici ed a predisporre una serie di Google Spreadsheet che facciano tutti i calcoli per me per ogni rigo richiesto — così da poterlo sperabilmente clonare per gli anni a venire. Ho scaricato dal sito tutto il software necessario, “Desktop Telematico” e “RedditiPF19”, e con mia sorpresa pure quest’ultimo non era Web based bensì un Java installabile, e ciò benché fosse disponibile una semplice procedura Web per integrare la “precompilata”. Benché complesso (più in termini di vincoli che di calcoli!) “RedditiPF19” fondamentalmente può aprire un file come la “precompilata” e, salvando, ne genera un altro che può essere certifcato e trasmesso tramite “Desktop Telematico”. Ecco… Se mi è concesso il suggerimento ‘sta cosa si può fare tutta online, persino salvando bozze e definitive…

    Aggiornamento del 21 Marzo 2020, in piena emergenza Coronavirus

    Una mia ex allieva, normovedente, di un altro corso ben più marcato sulla contabilità e che fortunatamente ha avuto così l’opportunità di ricollocarsi in un ufficio contabile dopo un periodo di disoccupazione, abita casualmente vicino a me e quindi capita non di rado di vedersi al supermercato di quartiere. Pur mantenendo la distanza di sicurezza nella coda in entrata anche oggi ha avuto voglia di chiacchierare. Mi ha spiegato che, pur essendo anche lei “in Smart Working” coatto, 3-4 volte a settimana deve tornare in ufficio per stampare le fatture (in uscita) che ha preparato e quelle (in entrata) che ha ricevuto, anche perché la stampante di casa sua è, appunto, «sua» e le potrebbe servire per l’autocertificazione… Indagando di più con lei ho potuto capire che nel suo ufficio tutti insistono imperterriti a ri-materializzare informazioni de-materializzate all’origine: nonostante sia più di un anno che in pratica tutte le fatture sono elettroniche e nonostante la particolarissima contingenza del rischio di contagio sembra resistere l’abitudine al (lento e poco usabile) cartaceo…

  • Riderci sopra… coi meme

    Riderci sopra… coi meme

    Telelavoratrice Domestica vs Pendolare Automobilistico
    Telelavoratrice Domestica vs Pendolare Automobilistico
    Ghostbusters
    …cose da Vecchio Testamento, signor sindaco; proprio roba del tipo collera divina, fuoco e zolfo che piovono dai cieli, fiumi e oceani che bollono! Quarant’anni di tenebre, eruzioni, terremoti! Morti che escono dalle fosse! Sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme! Telelavoratori!
    Telelavoro, Straordinari e Cassa Integrazione
    Telelavoro, Straordinari e Cassa Integrazione
    Quando, tornato a spendere nei negozi in centro dopo mesi a casa, facendo felice il Sindaco, il locale non ti fa lo scontrino
    Quando, tornato a spendere nei negozi in centro dopo mesi a casa, facendo felice il Sindaco, il locale non ti fa lo scontrino
    Associazione di Categoria - Sindaco - Telelavoratore Domiciliare
    Associazione di Categoria – Sindaco – Telelavoratore Domiciliare
    Blues Brothers
    Ero rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! E pure quelli che lavorano da casa!
    Lavoro da Casa e Buoni Pasto
    Lavoro da casa e Buoni Pasto
    Penserà ad un'altra… Meglio Zoom, Meet, Teams oppure Skype per le prossime call?
    Penserà ad un’altra… Meglio Zoom, Meet, Teams oppure Skype per le prossime call?
    Terminologia
    Terminologia
    Il capo che contempla quanto si potrebbe risparmiare mandando tutti in Telelavoro
    Il capo che contempla quanto si potrebbe risparmiare mandando tutti in Telelavoro
    I Telelavoratori ormai navigati che brindano ai nuovi arrivati: «Bravi! Ma ora non intasateci la banda, ok..?»
    I Telelavoratori ormai navigati che brindano ai nuovi arrivati: «Bravi! Ma ora non intasateci la banda, ok..?»
    3a Riunione di fila in Telepresenza ed ormai, che per oggi si lavori davvero, è escluso…
    3a Riunione di fila in Telepresenza ed ormai, che per oggi si lavori davvero, è escluso…
    Ripensando alle tipiche pause-pranzo che fai quando puoi Telelavorare da casa
    Ripensando alle tipiche pause-pranzo che fai quando puoi Telelavorare da casa
    Quando, dopo varie ore di riunioni online, il collega ti chiama per schedularne altre
    Quando, dopo varie ore di riunioni online, il collega ti chiama per schedularne altre
    Quando il desiderio di Telelavorare è struggente ma… non hai ancora potuto figliare …e la legge è quella che è
    Quando il desiderio di Telelavorare è struggente ma… non hai ancora potuto figliare …e la legge è quella che è
    Smart Working: Italia vs Resto del Mondo
    Smart Working: Italia vs Resto del Mondo
    Mi dice che pure se non lo si fa
    Mi dice che pure se non lo si fa “da casa” è comunque telelavorare?
    La tua azienda, che ti chiede il Telelavoro e ti fornisce la strumentazione migliore
    La tua azienda, che ti chiede il Telelavoro e ti fornisce la strumentazione migliore
    Smart Working vs Telelavoro
    Smart Working vs Telelavoro
    Lo Stato italiano che, confrontatosi con giuristi ed esperti, legifera di Telelavoro
    Lo Stato italiano che, confrontatosi con giuristi ed esperti, legifera di Telelavoro
    Quando gli Italiani si inventano lo Smart Working ma tu svariati anni prima hai siglato il Telework Enhancement Act
    Quando gli Italiani si inventano lo Smart Working ma tu svariati anni prima hai siglato il Telework Enhancement Act
    Quando, dopo mesi di lavoro da casa, ti dicono che devi ritornare in ufficio
    Quando, dopo mesi di lavoro da casa, ti dicono che devi ritornare in ufficio
    Smartworking vs Remote Working (Telelavoro)
    Smart Working versus Remote Working (Telelavoro)
  • Tipi Telergofobici

    Tipi Telergofobici

    Si aggirano in molte aziende, facendosi forza al motto “si è sempre fatto così“. Possono avere una qualsiasi età ed essere di qualsiasi estrazione sociale, o provenire da qualunque esperienza precedente, anche di istruzione superiore. Nonostante gli strali di un fato avverso costituito da Chat e Social Network aziendali od anche entro gli specifici team, da tele/videoconferenze, da smartphone e da tablet, da connessioni in VPN e da applicazioni per l’accesso remoto ai Desktop di ogni dove (e chi più ne ha più ne metta!) Essi vivono.. e lottano contro di noi nel (vano) tentativo di riportare nei binari dell’abitudinarietà prassi organizzative che mai come in queste ultime due decadi sono state intimamente rielaborate dai progressi tecnologici nella comunicazione aziendale.

    I “Luddisti

    Resistono – come possono.. – quei personaggi che, non si sa se solo per forma mentis culturale od anche per bisogni affettivi od emotivi, cercano spassionatamente – e talvolta finanche prepotentemente, il che farebbe supporre il tentativo di sublimare qualche personale, autopercepita, carenza – la comunicazione de visu, sia essa a quattr’occhi o nel contesto allargato di un meeting.
    Queste persone contano sulla propria presenza per eventualmente correggere con tempestività la rotta di una conversazione, sia che quest’ultima stia dirigendosi contro di loro, sia che la stessa se ne allontani eccessivamente, e sanno bene – o comunque ne hanno un forte sospetto – che la trasposizione scritta del medesimo scambio comunicativo non offrirebbe loro le medesime opportunità d’intervento diretto.
    Costoro si sono posti, si pongono e verosimilmente continueranno pervicacemente a porsi come luddisti verso ogni rischio di deriva “virtuale” anche della pur minima parte dei flussi di comunicazione interni all’azienda, magari soltanto perché sono lenti – e qui si apre un mondo, da una non piena alfabetizzazione funzionale fino ai di certo più facilmente risolvibili disturbi visivi – nel leggere e/o nello scrivere..

    I “Miopi

    Sono quei personaggi che, pur avendo accolto, pure con soddisfazione, buona parte della comunicazione digitalizzata, non riescono ad abbracciarla del tutto, magari soltanto per propri limiti fisici, innanzitutto di tipo visivo, o per un non adeguato training all’uso degli strumenti informatici – loro ma anche solamente delle persone con cui questi devono avere a che fare.
    Sono quelli che compulsivamente stampano moltissime email e le impilano sulla propria scrivania come fossero pratiche da evadere – come se la dotazione delle funzioni del client email usato non fosse frutto di un’evoluzione (di almeno due decadi) nello studio della UX (User Experience) che ha tenuto conto pure di un siffatto use case.. –, pronte per essere lette, ri-lette, annotate, evidenziate od, infine, recapitate brevi manu al collega/collaboratore di turno – per poterne discutere assieme, come non bastasse un semplice forward con i commenti e/o le istruzioni del caso..
    Queste persone potrebbero sembrare banalmente tradizionaliste, legate a pratiche ormai rese superate dagli strumenti disponibili. Ci si accorge che non è così perché la loro prassi muta considerevolmente, aggiornandosi quasi in automatico, quando provvisti di un computer più potente e magari di un monitor più grande, doppietta che permette loro, finalmente, di vedere i testi più grandi – superando così deficit visivi che possono colpire a qualsiasi età – e di tener aperta sullo stesso Desktop più di un’applicazione alla volta.
    Aggiungendo al quadretto la opportunità che tutti gli attori, già quantomeno edotti all’uso di hardware e software in dotazione, sapessero farne anche un uso professionale si faciliterebbe grandemente il lavoro anche dei Miopi.

    Gli “Indolenti

    Si parla tanto dell’importanza della Formazione Continua, sia essa formale (nel classico setting di un’aula, con docente dietro una cattedra) oppure informale (qualsiasi altra situazione, e.g. la condivisione delle competenze fra colleghi), specie nell’implementazione di strumenti e metodi innovativi all’interno delle organizzazioni, assumendoingenuamente aggiungerei, nonostante la mia nota deviazione professionale a favore del buonismo – che tutti gli individui siano naturalmente propensi ad evolvere (permanentemente).
    Accanto a soggetti permeabili, intenzionalmente o solo per propria predisposizione (naturale), coesistono, invece, soggetti che non riescono a scorgere nella progressione delle proprie competenze e conoscenze – e del resto Maslow ce l’aveva spiegato più di mezzo secolo fa.. – un’occasione di autoestrinsecazione e che dalla stessa rilevano soltanto la componente dello sforzo, ritenuto come minimo inopportuno, se non proprio aprioristicamente eccessivo. Il caso più squallido, anche per la crescente riscontrabilità, è quello dei soggetti che pensano d’aver già dato abbastanza, in termini di studio, e che pertanto, sentendosi già arrivati (probabilmente), ritengono superfluo qualunque intervento formativo, specie se alieno al proprio curriculum studiorum – neanche se l’inserimento di qualcosa di nuovo nella loro testolina potesse nuocere a quanto già vi è archiviato, impolverato magari da anni.. Il tragico è che questo atteggiamento trascende il grado individuale di scolarizzazione, ossia ne possono essere affetti tanto i diplomati quanto i bi-laureati – con conseguente menzione di disonore per questi ultimi e per gli atenei che (non) li hanno formati..
    Questi si adeguano, magari a buona parte degli strumenti di comunicazione loro offerti, ma lo fanno con una tale indolenza da rendere ogni passo avanti un sensibile onere per superiori e colleghi, in termini di tempo ed impegno necessari per farglielo compiere. Li si riconosce perché usano persino uno strumento oramai assodato come la e-mail inanellando tali e tante defaillance da non poterle ritenere quantomeno sospette: subject criptici (e novati a caso) oppure assenti, oscura composizione del recipent (destinatari), contenuti dalla grammatica e/o sintassi zoppicanti – per non parlare della punteggiatura o dell’uso della barra spaziatrice –, omissione della formula di apertura – che ben si coniuga col recipient di cui sopra..! – e/o di quella di chiusura (comprensiva di firma), eccetera, eccetera, eccetera..
    Ebbene, il sospetto è fondato: lo fanno per punire gli altri della costrizione subita nonché per dissuadere questi ultimi dallo scocciarli ulteriormente..

    Gli “Ignavi

    Si potrebbe pensare che il “tipo psicologico” peggiore parlando di propensione alla virtualizzazione della comunicazione aziendale sia il precedente, degli “Indolenti“. La bestia nera, invece, è rappresentata da quest’ultimo tipo, che privatamente magari è capace di gestire una community online mentre smercia di tutto e di più su eBay, mentre ancora distribuisce compiti ai suoi commilitoni in un videogioco massivo, salvo, poi, dimostrarsi estremamente titubante nell’agire con coerenza anche nell’ambito lavorativo.
    Gli Ignavi, in quanto indecisi, pur di non riusare professionalmente il proprio alterego privato – non si sa ancora per quale ragione di preciso ma dovrebbe verosimilmente risiedere in una questione (irrisolta) di scissione dei ruoli –, sono capaci di fare propri gli atteggiamenti e comportamenti di Luddisti, Miopi ed Indolenti, separatamente od anche in più diaboliche commistioni..
    Si tratta di persone propense all’innovazione (non indolenti), evidentemente smart (non miopi) e sicure di sé (non luddiste). Il problema emerge solo quando, accortisi che colleghi e/o superiori stanno imboccando una strada per la quale sarebbe preferibile il loro alterego, repentinamente smorzano il loro entusiasmo e quello altrui, magari negandosi a qualsiasi forma di comunicazione digitale per giorni e giorni, alla quale offrono come alternativa una (financo eccessiva) presenza fisica.
    È proprio questo paradosso – non avendo, almeno in teoria, alcun difetto – che li rende tanto pericolosi per la diffusione dello Smart Working: potrebbero apparire testimonial contrari affidabili laddove, invece, dovrebbero essere considerati il peggiore caso di Telergofobia, quella basata esclusivamente su fattori personali (estranei al lavoro)..

  • Riderci sopra.. con Scott Adams

    Riderci sopra.. con Scott Adams

    Da tempo volevo pubblicare le strisce telework related di Dilbert e non ci riuscivo perché non era ancora disponibile un buon metodo per il loro incorporamento. Fortunatamente adesso c’è – e chissà da quanto visto che erano mesi che seguivo soltanto il feed –, così posso riprodurre una carrellata di strisce, sin dal lontano 1994 – giusto per ribadire la storicità (ormai) dell’argomento trattato e della sua profonda pervasività nella vita (aziendale) di tutti i giorni.

    Dilbert.com – 30/01/1998
    https://dilbert.com/strip/1998-01-30/
    Dilbert.com – 30/01/1998
    Dilbert.com – 19/09/2000
    https://dilbert.com/strip/2000-09-19/
    Dilbert.com – 19/09/2000
    Dilbert.com – 13/09/2004
    https://dilbert.com/strip/2004-09-13/
    Dilbert.com – 13/09/2004
    Dilbert.com – 12/10/2011
    https://dilbert.com/strip/2011-10-12/
    Dilbert.com – 12/10/2011
    Dilbert.com – 09/02/2012
    https://dilbert.com/strip/2012-02-09/
    Dilbert.com – 09/02/2012
    Dilbert.com – 09/04/2012
    https://dilbert.com/strip/2012-04-09/
    Dilbert.com – 09/04/2012
    Dilbert.com – 02/12/2012
    https://dilbert.com/strip/2012-12-02/
    Dilbert.com – 02/12/2012
    Dilbert.com – 05/12/2013
    https://dilbert.com/strip/2013-12-05/
    Dilbert.com – 05/12/2013
    Dilbert.com – 10/07/2014
    https://dilbert.com/strip/2014-07-10/
    Dilbert.com – 10/07/2014
    Dilbert.com – 23/11/2014
    https://dilbert.com/strip/2014-11-23/
    Dilbert.com – 23/11/2014
    Dilbert.com – 29/06/2016
    https://dilbert.com/strip/2016-06-29/
    Dilbert.com – 29/06/2016
    Dilbert.com – 18/12/2019
    https://dilbert.com/strip/2019-12-18/
    Dilbert.com – 18/12/2019
    Dilbert.com – 19/12/2019
    https://dilbert.com/strip/2019-12-19/
    Dilbert.com – 19/12/2019
  • 7+1 Motivi semiseri per abbracciare il Telelavoro

    Di motivi per sposare la causa del Telelavoro ce ne sono molti e c’è gente che ci ha pure scritto su libri sin dagli anni ’70.. Di titoli che affrontino non soltanto le considerazioni più elevate ma pure quelle più terra terra non ce ne sono (neanche il molto evocativoWork Naked“..), però, e mi sembra più che giusto sanare questa incommensurabile carenza. Pertanto, di seguito, elencherò una serie di motivazioni, anche quelle più triviali, grazie alle quali sarà facile comprendere i benefici, spesso assai individualistici, della svolta telelavorativa.

    1. Lavorando a casa si può davvero “lavorare nudi, come dice il libro, o ci si può coprire a piacimento, anche di plaid. Chiunque abbia assistito all’annuale guerra fra calorosi e freddolosi – che d’estate pretendono che l’aria condizionata non vada sotto i 27°.. – sa quanto cruenta e “di trincea” questa possa diventare.. Io, col troppo sudare, quest’anno sono finito al cardiologico (ipokaliemia). Per altri è bastato rivoluzionare le disposizioni negli uffici..
    2. Lavorando da casa, o da un qualsiasi altro posto su cui si possa avere voce in capitolo, la sussistenza della carta igienica rientra sotto il proprio controllo, così come quella di un bidet se si hanno maggiori esigenze – o più frequenti (è il caso delle donne).. – di igienizzazione. Negli uffici è raro trovare il contenitore per gli assorbenti, figuriamoci un bidet o persino una doccia – che tornerebbe utile pure d’estate per darsi una semplice rinfrescata..
    3. Lavorando in una situazione domestica c’è maggior garanzia di privacy. Ciò si addice alle succitate corporalità ma non solo: l’assunzione di farmaci, il perseguimento di certi regimi terapeutici (i.e. i diabetici che devono mangiare ad ore precise), l’allattamento, la assistenza agli anziani/infermi, etc.. Casi della vita che innanzitutto possono ingenerare un certo imbarazzo qualora esposti alla pubblica visibilità.
    4. Lavorando da casa, o da una qualunque “terra di nessuno” (normativamente parlando), non si incorre nel divieto di fumare o nell’esigenza di transumanze forzate per trovare le “aree di concentramento” dedicate ai fumatori. (NB: fumare in ufficio è sempre stato maleducato e scorretto, ma persino il Buonsenso ce l’ha con chi ha approvato la maledetta Legge Sirchia..)
    5. Lavorando in un luogo proprio si possono superare le generalizzazioni legislative che rendono difficile la vita. Io penso, banalmente, al fatto che mentre nel mio ufficio di casa il piano di lavoro è (stato da me progettato) a 80 e più cm da terra in quello aziendale la bassezza è tanta da provocarmi proprio quei disturbi (incurvamento, sonnolenza, etc.) che le norme ergonomiche che l’hanno fissata – pensando a persone meno alte (cioè nella media..) – volevano evitare. Citare situazioni analoghe, assai più esiziali, sarebbe troppo impegnativo..
    6. Lavorando a casa ci si può permettere di conservare l’abbruttimento, o per lo meno di non insistere troppo sull’abbellimento: il maschio può evitare di radersi e la donna di truccarsi proprio in quel momento, preferendogli uno qualsiasi tra i tanti di calma lungo la giornata, ed entrambi possono sorvolare sulla reperibilità immediata di un’adeguata combinazione di vestiario. Quest’opportunità riveste ulteriore valenza in quei poveri (..) nuclei famigliari che dispongono di un solo bagno..
    7. Lavorando in un luogo alieno all’azienda ci si preserva dall’assistere a “Fantozzismi di ogni sorta, che potrebbero far sorgere qualche turbamento: dal collega propositivo a dismisura ed a sproposito (Filini) a quello adulatore e scansafatiche (Calboni), fino al collega, maschio o femmina (Silvani) che sia, suadente e approfittatore, passando per un universo di meteore forsanche più tragiche. Per non parlare dei vari Cobram che si possono incontrare nella propria vita.. Se, poi, ci si crogiuola nell’essere una matricola “barra bis” forse è meglio mantenere la cosa il più possibile riservata..
    8. Lavorando più flessibili, infine, si scongiura il rischio di scomunica per blasfemia: per quella coda (o la calca sull’autobus) che si forma proprio a quell’ora e proprio in quel punto, per gli autisti ancor più addormentati/lenti (o per il mezzo in ritardo cronico), per il parcheggio che non si trova (o per la probabile conseguente multa), per la macchina del caffé rotta, per l’improvvisa richiesta di straordinari, per il sapere di dove rifare tutta questa tiritera anche al ritorno (e l’indomani ricominciare.. again and again), etc..
  • Riderci sopra.. con John Klossner

    Riderci sopra.. con John Klossner

    In queste sudaticce giornate pre-ferragostane è indicata, specie per noi in ferie per finta (solo una riduzione del carico di lavoro vs una dilatazione del tempo disponibile), una bella dose di freddure, ed alcune delle seguenti vignette (la prima è per intenditori..) svolgono con efficacia questo compito. Si tratta (della traduzione, alla mano..) delle strisce che appaiono nel blog di John Klossner su Federal Computer Week, dedicate, abbastanza intuibilmente, al Telelavoro dei lavoratori pubblici USA..

    https://fcw.com/blogs/fcw-insider/2013/08/klossner-telework.aspx
    L’agenzia sta tentando di incoraggiare (a) maggior Telelavoro
    https://fcw.com/Blogs/John-Klossner/2012/07/ROWE-results.aspx
    Grazie al Telelavoro, agli orari flessibili ed alle policy su un ambiente orientato ai risultati ho finalmente trovato un posto tranquillo per lavorare… L’ufficio
    https://fcw.com/Articles/2008/02/28/Editorial-The-collaboration-era.aspx
    Non è che io non voglia provare la Tecnologia 2.0. È solo che mi sto ancora abituando al fax
    https://fcw.com/Blogs/John-Klossner/2010/02/In-defense-of-telework.aspx
    Comprendiamo la necessità di un programma telelavorativo ben gestito. È con la cavigliera elettronica che abbiamo un problema
    https://fcw.com/Blogs/John-Klossner/2011/01/John-Klossner-federal-telework-policy.aspx
    Il mio capo ha problemi ad abbracciare le nuove disposizioni sul Telelavoro

    (altro…)

  • Riderci sopra.. con "Weird Al" Yankovic

    Riderci sopra.. con "Weird Al" Yankovic

    Non è propriamente sul pezzo ma il video di "Weird Al" Yankovic appena uscito affronta, come sempre in modo esemplare, un problema – o meglio un’ansia – che riguarda, ormai endemicamente, chiunque faccia un uso intensivo della comunicazione on-line. Telelavoratori inclusi.. (altro…)

  • 9 Poster DeMotivazionali sul Telelavoro

    Lo ammetto: sono un po’ indietro con la lettura del mio canale feed su “Telelavoro e dintorni“.. Talvolta ciò può portare a perdersi l’attualità  di simpaticissime chicche come quella scoperta su BuzzFeed: una serie di 9 “Demotivational” dedicati al freelancing domestico (più che al Telelavoro in genere, per come inteso in questo blog..). A me, specie se penso all’argomento del mio ultimo post, fa scompisciare l’ultima immagine..

    Teamwork

    Un ringraziamento, quindi, a Donna D. per i minuti di sollazzo..

  • 10 Previsioni "apocalittiche" sul Telelavoro (in Italia)

    10 Previsioni "apocalittiche" sul Telelavoro (in Italia)

    Da tempo sono un estimatore di Satira Preventiva di Michele Serra: la sua arguzia e capacità retorica erano già inarrivabili ai tempi di Cuore. Ciononostante un tentativo di emularlo con una salva di dieci brutte imitazioni di fila dedicate al Telelavoro — mi son detto — posso anche farlo, se non altro perché difficilmente, benché la carne non mancherebbe, ci si potrebbe aspettare, con tanti temi sui quali deridere a destra e manca, un suo contributo anche su questo. In realtà il conteggio dovrebbe fermarsi a nove ma un sassolino dalla scarpa dovevo proprio cavarmelo

    1. Spaurimento fra Giuristi, Sociologi e Sindacalisti: di fronte ad una inaspettata esplosione del Telelavoro come modalità di lavoro migliaia di operatori sarebbero costretti ad aggiornarsi mettendosi a studiarne le molteplici declinazioni oltre a quello domestico, le innumerevoli variabili — in primis tecnologiche — che lo connotano e l’assoluta promiscuità ed aleatorietà di situazioni che i primi due fattori possono provocare in combinazione fra loro. Molti fra questi finalmente si farebbero un corso di base di Informatica, essenziale per capire come utilizzare quella mailbox che il figlio o il nipote od un amico già aveva creato loro qualche anno prima e rimasta in cavalleria. Seguirebbero a ruota Fiscalisti e Consulenti del Lavoro, per capire se e soprattutto come considerare detraibili o deducibili determinate spese di subordinati e professionisti, ed infine a quale addizionale IRPEF locale votarsi correttamente
    2. Angoscia fra le Società Emettitrici di Buoni Pasto, i Pubblici Esercizi e i non-Telelavoratori: potendo evitare di usare i voucher per comprarsi nei supermercati gli ingredienti dei pranzi al sacco da consumare in ufficio, compensando così di sponda la vera fondamentale uscita dei trasporti quotidiani, i telelavoratori (domestici) resterebbero impassibili di fronte alla riduzione delle erogazioni da parte dei datori di lavoro, in quanto variabilmente decaduta la sostituzione-mensa; più scomposta la reazione di bar, paninerie, self-service, etc. che si vederebbero ulteriormente segata una fetta dei potenziali avventori e, per questo, ma sempre invocando i costi di locazione, delle materie prime, nonché l’immancabile Stato succhiasangue, da un lato ridurrebbero il numero di camerieri non in nero e dall’altro aggiungerebbero per l’ennesima volta un 15-20% ai prezzi dei prodotti più in del menù, a cominciare dall’insalata, a questo punto arrivata a 20 Euro (condimenti esclusi). Comprensibile reazione dei non-Telelavoratori: ripiegare ancor più spesso sui supermercati, alimentando così la spirale inflazionistica innescata dai Pubblici Esercizi, mai dimostratisi pratici di Domanda & Offerta. Arrivati all’equivalenza “1 buono pasto = 1 bicchier d’acqua (purificata, non da bottiglia)” ci sarebbe il tracollo dell’intero sistema dei voucher, comunque come sempre già da tempo in ritardo con i rimborsi. Successive indagini individuerebbero in un certo Bernardo Lorenzo Madoffi l’architetto di una complessa operazione perpetrata grazie all’apprezzamento delle foto e delle grafiche contenute, fra un voucher e l’altro, nei blocchetti e col favoreggiamento di famosi critici d’arte contemporanea.
    3. Ansia fra Agenzie Immobiliari, Investitori e Notai: raggiunta l’età da figli ed attaccata al chiodo quanto basta la propria FoMO (“Fear of Missing Out“), e forse galvanizzati dall’elegia delle cittadine sonnolente ma molto più amichevoli di una volta di “Cars – Motori Ruggenti” — o, a seconda delle preferenze, “Se Scappi Ti Sposo” —, i telelavoratori inizierebbero concretamente a considerare la Provincia come una destinazione papabilissima pure per i restanti giorni cinque giorni a settimana in cui non la frequentano già per pranzi, gite fuori porta, ferie, feste comandate od, infine, per tornare dai parenti al paese. Sindaci golosi di nuovi contribuenti/utenti rincarerebbero la dose garantendo asili pubblici, doposcuola, centri estivi e forse anche servizi di babysitting, e non si dimenticherebbero neppure degli adulti: agevolazioni per chi volesse aprire ristoranti fusion, perentorie ordinanze ai bar perché imparino a mescolare i contenuti delle bottiglie e non solo mescerne una sola alla volta e soppressione delle rotatorie. Gentrificazione residenziale e business in grossa crisi. Gli istituti di credito non si scomporrebbero più di tanto e riaprirebbero le filiali accanto ai crediti cooperativi chiuse mesi prima.
    4. Smarrimento fra Criminalità Organizzata ed affiliati fra gli Imprenditori ed i Politici: ridotto l’afflusso di neolaureati dal Sud ed aumentato il riflusso di quelli oramai al sesto master, ora finalmente in possesso di un lavoro e che, preso il treno, si accorgono d’esser seduti nello stesso vagone dei loro datori di lavoro, anche loro di ritorno a casa, le mafie perderebbero buona parte delle giustificazioni per far arrivare soldi a fondo perduto per sostenere l’attività più di successo nel Mezzogiorno, cioè la prestidigitazione. I denari arriverebbero, sì, ma sotto forma di buste paga regolarmente tassate, direttamente sui conti correnti dei telelavoratori. Il colpo di grazia al Piano verrebbe dalle rilevazioni ISTAT sulla disoccupazione: complice un ancora ingenuo e quindi contenuto costo della vita, infatti, con le retribuzioni con cui al Nord tre persone potevano aspettarsi solo di condividere un monolocale al Sud sembrerebbe ci potrebbero vivere quattro persone; con un colpo di genio un parroco avrebbe suggerito a tutti di chiedere il part-time al 75%, tanto che il già aumentato numero di nuovi occupati nel territorio avrebbe dovuto essere ritoccato verso l’alto di un 33,33%. Su insistenza dell’ISTAT, non persuasa dalla relazione fra il 75% ed il 33,33%, questa verrebbe certificata da un ex-bocconiano, specializzatosi alla LUISS ed al momento al 41Bis per beghe di famiglia
    5. Delusione fra Industrie Alimentari e di Integratori: riducendosi le occasioni di sminuire l’esperienza del pasto alle sole tre fasi di scelta, deglutizione e conto — o sceltaconto e deglutizione, a seconda del caso — i telelavoratori poco per volta, ripresa quel po’ di dimestichezza col proprio pollice opponibile, inizierebbero col tagliare il pane per imbottirlo, a seconda del momento della giornata, di dolce o salato, recuperando in breve l’abilità di processare pure pietanze più complesse come un uovo sbattuto od un’insalata — e chissà poi quali altre prove culinarie; parallelamente al recupero della manualità da parte dei telependolari, prima esercitata prevalentemente durante gli spostamenti con mezzi propri o pubblici, i cibi pronti ed i surgelati vedrebbero flettersi lo skyrocketing nelle vendite nelle ultime tre decadi, con la sola prevedibile esclusione dei prodotti dolciari, Nutella in testa. Per attenuare il problema le industrie alimentari si accorderebbero con quelle di integratori per una permuta: le seconde restituirebbero i principii nutritizionali alle prime, che a loro volta restituirebbero lo zucchero alle seconde, ben sapendo che queste lo rivenderebbero alla Ferrero per produrre ulteriore Nutella, così da compensare le perdite sul ricco mercato dei multivitaminici per evitare i mali di stagione.
    6. Panico fra Sindacati e Partiti Politici: andando culturalmente decadendo, seppur a macchia di leopardo, il tradizionale approccio commerciale del “io cedo del tempo a te, tu cedi del denaro a me” in favore di un più umanisticoio faccio un lavoro per te, tu me lo riconosci“, alcuni lavoratori, oramai dimentichi dalla logica del cartellino, comincerebbero a fingere di metterci lo stesso tempo e sforzo degli altri a completare le pratiche affidate loro, avendo intanto ristrutturato in economia un appartamento, lanciato un’attività secondaria di bed & breakfast, accompagnato i figli a tutte le attività pomeridiane e scritto alcune sceneggiature su base autobiografica già prelate da degli studios americani; ciò da un lato incrinando leggermente la percezione di equivalenza a priori dei lavoratori tanto cara al Sindacato e, dall’altro, minando lo Status Quo meritocratico, a sua volta tanto caro alle gerarchie burocratiche, specie nel Pubblico Impiego, con il sempre più concreto rischio che la Corte dei Conti possa in futuro basarsi sui rilievi delle differenti performance individuali, che nel caso dei telelavoratori sarebbero oltretutto genericamente aumentate di circa il 25%, per investigare su promesse elettorali di assunzioni, locali o di massa, passate all’incasso
    7. Fastidio fra Società Sportive Professionistiche e (loro) Inserzionisti Pubblicitari: pur di riportare di peso in stadi e palazzetti dei capoluoghi i telelavoratori-tifosi rifugiatisi in provincia, e nella pay-per-view, le prime si vedrebbero costrette dai secondi ad organizzarne la logistica, persino quando la squadra è in trasferta, con prevedibili rosicchiature agli utili. I consulenti della Comunicazione e delle Public Relations dovrebbero convincere le star dello sport a prendere atto del cambio di prospettiva di molti fra i loro ammiratori: oltre a farsi fotografare in qualche località esotica o a dei party delle presenze in qualche sagra più importante, a gustarsi rigorosamente dei prodotti bio, non potrebbero che giovare alla loro immagine. Seguirebbero a ruota proprio le pay-per-view che, dopo le aspre proteste dei tecnici installatori, non più disposti ad accettare trasferte sotto-pagate, proporrebbero ed otterrebbero una legge per poter scrivere ancora più in piccolo, nelle pubblicità televisive e cartellonistiche, la dicitura “installazione gratuita solo per i non-Telelavoratori”.
    8. Amarezza fra i Trasporti (pubblici e privati) e la Ricettività: l’eventuale aumento della lunghezza delle tratte percorse dai telelavoratori non compenserebbe il flesso nella loro quota di impiego dei servizi; fra i più incarogniti i tassisti che, già colpiti da una rarefazione dei trasfertisti dovuta al sempre più abituale uso di Skype, vedrebbero contrarsi pure l’ampio segmento ombra dei clienti appiedati da mezzi overbooked, in vistoso ritardo o semplicemente non prensentatisi sul più bello alla fermata prevista; anche le controparti delle partecipate pubbliche di trasporto, con un ridotto chiavistello d’indignazione pubblica sulla qualità dei servizi, sarebbero in ambasce per capire come scagionarsi invocando il rimpolpamento degli investimenti in infrastrutture; il calo del trasfertismo colpirebbe pure le strutture ricettive, quantomeno quelle di medio livello, a causa dello spostamento degli investimenti immobiliari delle imprese dalle strutture operative a quelle uso foresteria, dotate di tutti i comfort e le necessità per i lavoratori ma soprattutto più celermente alienabili se se ne potesse oppure dovesse presentare l’opportunità; il fiutato business trasformerebbe in altri casi le foresterie, in comproprietà di partnership fra imprese, in veri e propri alberghi dotati di centri congressi, presso i quali farsi finanziare le job fair universitarie e non
    9. Disappunto fra Telco ed ISP: più di qualche telelavoratore, definito da molti focus group ed in altrettante riunioni strategiche «anarco-fondamentalista» — in realtà semplicemente con un piano dei rientri periodici in sede molto più di ampio respiro —, oserebbe trasferirsi in posti ameni di montagna o di campagna dove non prende il segnale e l’unica connessione possibile è quella a 56K; in certi casi i trasferimenti sarebbero supportati dai datori di lavoro, chiamati negli stessi focus group e riunioni «traditori della patria», e fatti da gruppi di lavoratori, che potrebbero così fondare delle sedi distaccate. Gli amministratori degli enti locali, a quel punto chiamati «sporchi collaborazionisti» nelle riunioni ma non da tutti i partecipanti e comunque non nei focus group, farebbero così tanto fuoco e fiamme presso i loro canali politici da ottenere una legge nazionale sulla “connettività nei posti ameni“, costringendo al potenziamento di linee fisse e mobili le telco, ancora ignare del fondamentale contributo alla causa dell’Ente Nazionale Turismo, mantenutosi ufficialmente in disparte per tutto il tempo della querelle. Il relativo advertising, oltre a qualche figone e momenti di gaudio & sollazzo, dovrebbe iniziare a contemplare mucche, feste del patrono ed il lento passare delle stagioni
    10. Puro terrore fra Software House e Web Agency: l’aumento della domanda di applicazioni client svincolate da un’installazione su una o più specifiche postazioni da ufficio lascerebbe dapprima atterite entrambe e, poi,  le costringerebbe a sciogliere gli indugi e collaborare; le prime dovrebbero imparare nuovi linguaggi ed approcci — ché le accozzaglie di comandi ed il cd. “Frankensoftware” (programmi fatti con pezzi di altri programmi) già non si posson più vedere! —, le seconde capire che cool e multimediale spesso non fanno rima con utile e funzionale; tutto, nell’arco di qualche semestre, nella chetichella generale, passerebbe su interfaccia Web (Web Application) richiedendo solo un browser – magari di un device mobile… – per essere fruibile da qualsiasi luogo.

    È fuor di dubbio che almeno questa ultima previsione — che soltanto tale non è: già nel 2001 progettai l’evoluzione di un’intranet aziendale in servizio distribuito appoggiato, solamente appoggiato, a diversi Application Server di Microsoft (e.g. Sharepoint) — non solo si sia già avverata ma l’abbia fatto oltre ogni mia più rosea aspettativa o speranza…