Tag: Telelavoro Medicale

Nella normativa sul lavoro pubblico statiunitense1 il “Telelavoro Medicale” è adottato per ridurre l’assenteismo2 e soprattutto per agevolare i lavoratori con problematiche sanitarie,3 infortuni o disabilità personali o di familiari.4

Rispetto agli altri tipi episodici di Telelavoro (“emergenziale”, “imprevisto“, “situazionale“) richiede la sussistenza di una adeguata certificazione e documentazione clinica, può coprire anche le visite mediche e vi si può ricorrere solo per un periodo limitato.5

Note
  1. Congress, U.S.. (). Telework Enhancement Act of 2010. In 111th Congress, HR (Vol. 1722);
  2. Considerando tutti gli ultimi “Status of Telework in the Federal Government” (U.S. OPM, 2017, 2019, 2020) si osserva un crescente uso strategico del Telelavoro per contenere le assenze (>9%), verosimilmente quelle brevi per eventi morbosi non debilitanti;
  3. ritenere lavoratori con competenze specifiche, accogliere esigenze mediche temporanee oppure a lungo termine, facilitare la gestione [avvicendamento] della conoscenza con lavoratori che altrimenti andrebbero in pensione. Le strategie più comuni [da parte delle agenzie] per soddisfare questo obiettivo hanno incluso l’incentivazione a rimanere nella forza lavoro a favore di lavoratori [ritenuti] validi che affrontino difficoltà con le cure famigliari o specifiche situazioni di salute, od a favore di quelli orientati al pensionamento od ad una ricollocazione in altri settori (U.S. OPM, 2019);
  4. Inclusi lavoratori che si siano in recupero da lesioni/malattie lavoro-correlate o di altro tipo, e che possono continuare a lavorare full-time o part-time da un luogo alternativo. Quando appropriato a lavoratori con disabilità può essere concesso di telelavorare quale “ragionevole accomodamento” (U.S. DOI, 2012)
  5. Nel caso dell’EPA (Environmental Protection Agency: questo tipo di Telelavoro non è da considerarsi una soluzione permenente e normalmente non eccederà i 90 giorni di calendario […] può essere esteso fino a 3 ulteriori periodi da 90 giorni (9 mesi), laddove la certificazione medica ne giustifichi l’estensione (US EPA, 2016);
Bibliografia
  1. U.S. DOI (Department of the Interior). (). Telework Handbook;
  2. U.S. EPA (Environmental Protection Agency). (). U.S. Environmental Protection Agency — Telework Policy;
  3. U.S. OPM (Office of Personnel Management). (). Guide to Telework in the Federal Government;
  4. U.S. OPM (Office of Personnel Management). (). Status of Telework in the Federal Government — Fiscal Year 2016;
  5. U.S. OPM (Office of Personnel Management). (). Status of Telework in the Federal Government — Fiscal Year 2017;
  6. U.S. OPM (Office of Personnel Management). (). Status of Telework in the Federal Government — Fiscal Year 2018;
  • Lo "Spintone" Evolutivo…

    Lo "Spintone" Evolutivo…

    Da svariati lustri, ormai, fin da prima che andasse in pensione e solo anni dopo in una vera quiescenza, ho confronti intellettuali con mio padre: ex-dirigente industriale, ex-“tagliatore di teste“, ex-assessore comunale (al Personale), ex-controparte (datoriale) nella contrattualistica nazionale e così via… Fra il divertito ed il laconico sono solito spiegare che anziché portarmi a pesca, prendendo a prestito dall’immaginario cinematografico americano, mi ha edotto sulla sua più spiccata competenza ed abilità: le dinamiche organizzative (anche nella naturale contestualizzazione politica, in senso lato)…

    Da almeno vent’anni ci confrontiamo anche riguardo al Telelavoro — dettaglio: quando è stato assessore, Anni ’90, l’ha caldeggiato, ed ancora adesso, sulla soglia degli ottanta, lo considera assolutamente ovvio laddove viabile… — e prevedibilmente il Coronavirus, sin dai primi momenti, è stato un tema caldo pure rapportato al primo: nonostante la quiescenza e la differenza d’età, infatti, entrambi siamo stati consci che l’unica soluzione sarebbe stata ricorrervi, ed il più presto possibile, già ben prima che un DPCM lo decretasse; analogamente siamo stati da subito consci che la carenza di progressività nell’adozione avrebbe causato disagi

    Posso parlare solo per me dicendo che, sollecitato anch’io dallo stato di emergenza, mi sono concentrato soprattutto sulle possibili lacune pratiche dei neo-telelavoratori, sul ritardo strategico delle imprese e sull’imbarazzante approccio normativo. Ora che, bene1 o male,2 il meccanismo va operativamente rodandosi se ne notano gli effetti collaterali, senza dubbio favorevoli, seppur prevalentemente nel medio-lungo periodo,5 pur’io mi trovo a contemplare entità eccessive6 delle mie stesse elucubrazioni futurologiche, tali da costituire significativi problemi nel brevissimo7 ma solo un assaggio delle naturali compensazioni rispetto a questi.8

    Volendo tentare un’analogia cinematografica ben più ficcante di quanto potrebbe apparire ben si potrebbe citare la scena cubana di uno dei più recenti Fast & Furious in cui, a causa dell’embargo statiunitense (la siderale lontananza dalla preparedness di questi), a gareggiare sono due scassoni (i paesi europei), fra i quali quello ancora più scassone (il nostro) deve prima essere elaborato alla meglio (agevolazione all’adozione dello “Smart Workingprivato all’inizio dell’emergenza) già solo per partecipare; si spera non anche auto-disintegrarsi pur di vincere, poi, la sfida. È chiaro che siamo ben distanti dalla classica muscle car e/o veicolo ipertecnologico che caratterizzano il resto del franchise ma che richiedono tutt’altro che solo parti originali ed una messa a punto tanto accurata quanto specializzata…

    Analogamente, infatti, il cigno nero del CoViD-19 ha richiesto di sovra-alimentare — ma forse si potrebbe anche dire over-clockare — una situazione, quella sull’adozione del Telelavoro, che è immediatamente apparsa per lo scassone che almeno vent’anni di carente messa a punto ci hanno consegnato: capace di un boost, sì, ma a quale prezzo?

    Forse da troppo tempo esposto alla malizia di mio padre nel rilevare i retropensieri maliziosi altrui l’ho coniugata con una complementare bona fide. Magari è proprio vero che l’intellighenzia ed i primati hanno continuato ad attribuire al Telelavoro esclusivamente una valenza sociale, a favore di lavoratori con prole e/o famigliari di cui occuparsi o per agevolare una maggior salubrità nel Work/Life Balance, tematiche che, se trattate dilettantisticamente, son buone per un salotto culturale e per solleticare qua e là il potenziale elettorato, ma suonano nelle orecchie dei decisori come “benefit“, quindi se va bene di marginale importanza e se va male assolutamente da evitare: “labor“, in latino, significa pure “sofferenza” ed il Paese è notoriamente ricco di “latinisti“, che si sostengono culturalmente l’un l’altro nonostante le evidenze contrarie di un secolo di teorie organizzative sulla produttività individuale e collettiva…

    Tuttavia sempre mio padre mi ha influenzato sull’esigenza d’una diligente rassegna stampa, quantomeno sui temi di mio interesse e di mio interessamento, sicché — prendo ad esempio il caso dello Snowmageddon a Roma del 2010 — trovo, se non già da culpa lata, come minimo sciatta l’assenza di un approfondimento finanche superficiale sul tema a partire dalle contromisure escogitate altrove9 di cui s’abbia notizia,10 preferendovi autoreferenzialmente insistere in un pedissequo citazionismo normativo. Non dico da vent’anni ma quanto si sarebbe potuto fare dal 2010 per non ritrovarsi “in braghe di tela” di fronte ad un qualunque repentino stravolgimento dello “status quo”?

    La “foglia di fico” della Telelavorabilità, dopo esser stata pudicamente incollata a tanti, troppi lavori, già nell’arco di alcune settimane è stata, bene o male — come si è detto —, strappata via dall’esigenza di evitare il totale black-out dell’operatività, soddisfacentemente garantita.

    Tempo alcuni semestri ed il lavoro privato si adeguerà, seppur elaborando la propria struttura sostituendo le parti originali con pezzi nuovi o comunque più idonei alla sfida. Il motivo è semplice: se sai già lavorare il Telelavoro ti cambia principalmente la maniera in cui lo fai, non i suoi effetti.11 Quello pubblico, paradossalmente, secondo me si adeguerà anche prima: non esiste altro contesto organizzativo in cui la proceduralizzazione sia tanto propensa, ma così anche la passibilità d’automazione, sicché lo scenario più spiacevole potrebbe manifestarsi dapprima in una ulteriore disintermediazione fra procedure e cittadini/imprese (e.g. comunicazioni telematiche), con vari lavoratori meri “controllori ex post“, e successivamente in una polarizzazione fra qualificati ed esuberi di fatto (pensionandi?).4

    Non è la quotidiana operatività lavorativa a dover preoccupare, anzi: chiamati  — come invero siamo, per esempio dagli impegni finanziari che ci stiamo prendendo con la UE — a dare un boost alla nostra produttività e dunque al PIL per fugare i rischi di accendere ipoteche sugli anni e le generazioni a venire l’occasione è d’uopo per un rimpasto realmente meritocratico, nelle conseguenze e non, come “si è sempre fatto“, nelle premesse, nella forza lavoro. Sono gli effetti collaterali positivi, a questo punto, a sollecitare maggior attenzione, ed ancor di più i danni collaterali e le ripercussioni che una adozione massiccia di questa modalità — ripeto, senza un percorso di transizione ben governato — può generare sulle città,12 tenendo altresì conto di non mortificare i primi mentre si porta avanti una exit strategy ormai irrinunciabile, nondimeno inoccultabile, sui secondi…

    Sarebbe sperabile che al percorso di transizione ben governato invocato dal Sindaco di Milano, che ha aggiustato il tiro rispetto alle infelici dichiarazioni di qualche giorno prima,13 non corrisponda soltanto il mero ripristino tout court dello status quo antecedente a mesi e mesi di homeshoring dei comunali meneghini, che oggi suonerebbe come una vera e propria restaurazione degli interessi economici di tutto l’indotto commerciale, che con l’accentramento di persone dalle periferie non solo garantisce occupazione ma ha vieppiù corroborato spunti per la speculazione, a danno di quelli che Sala definisce i più deboli. Iniziando, tuttavia, dai lavoratori, pubblici o privati, indotti da questo stesso accentramento (geografico) a sostenere spese solo nelle ultime decadi diventate oggettivamente evitabili (con la remotizzazione) ma che già da prima, sotto l’egida di un mercatistico laissez-faire, si erano gonfiate trasformando il legittimo e meritorio “rapporto Qualità/Prezzo” in un legittimato ma meno meritoriorapporto Centralità/Prezzo“, a sua volta inquinato, in termini di Concorrenza, dalla rendita di posizione: tendenzialmente immutabile nonché perciò conservatriceprotezionistica, a discapito della salubrità dello stesso Mercato…

    Il Telelavoro, di fatto, ci sta facendo scoprire che certe abitudini che ritenevamo inossidabili e soprattutto ineluttabili altro non erano che “bolle speculative” per troppo tempo mantenute. Sarebbe naïf, controproducente e pericoloso imporre alle persone di sottostarvisi di nuovo, in assenza di garanzie sulla programmazione di eque contropartite fin dal prima possibile…

    Tutt’altro che naïf, ed invece senza dubbio assai ponderata, l’altra invocazione di Sala per un possibile ripensamento adeguato ai tempi, dei diritti e dei doveri in generale. Forse di un nuovo Statuto dei lavoratori, a riprova che il lavoro pubblico sia già percepito come solo una parte della sfida da affrontare.14 Non vorrei risultare troppo ottimista od in bona fide ma se un domani venisse sancita la integrazione del Telelavoro nella Legge 300, superando l’accessorio contrattuale qual finora è stato (costretto ad essere), dovremmo riconoscerne il merito a questa precipua scintilla. A suggerire qualche scetticismo, invece, l’aspettativa che non sia superato il regolatorio astrattismo previsionale finora riservato alla questione, laddove il percorso di transizione, cioè la citata strategia d’uscita (dall’induzione a spendere di più rispetto al rapporto qualità/prezzo), andrebbe governato considerando, sì, i tempi di adattamento dell’indotto commerciale ed occupazionale attuale, ma anche che questi tempi verranno finanziati dalle tasche dei lavoratori e dall’indotto commerciale ed occupazionale in pectore (geograficamente re-distribuito), ovvero da un efficientamento sempre produttivo delle spese, e, last but not least, le prospettive a medio termine sulla profilassi sanitaria,1516 rispetto alle quali non si potranno avere amnesie sul ruolo del Telelavoro in funzione del distanziamento sociale.17

    Va a mio avviso ripreso, rielaborandolo, il concetto ben espresso dall’hashtag internazionale #FlattenTheCurve per il contenimento del contagio entro i limiti di sostenibilità dei sistemi sanitari, comunque ben sapendo che il virus, più che evitato, avrebbe dovuto essere endemizzato, fino ad arrivare almeno alla immunità di gregge. In questo caso la sostenibilità è la situazione di diversi comparti economici mentre la curva il tempo per riorganizzarsi, a provare a reinvestire nella propria attività e adeguarla ad un nuovo modello, inziando con un taglio all’incidenza della locazione sui prezzi finali e1819 e continuando coll’accompagnamento verso una progressiva accettazione della dispersione geografica del lavoro, a fronte di una riappropriazione degli spazi urbani da parte della cittadinanza (e del turismo). Tenendo conto che la pandemia ha solo accelerato20 fenomeni noti21 ben più complessi e macroscopici e che non si può né dunque si deve prescindere da una digitalizzazione dei lavoratori, con tutto ciò che questa potrebbe comportare…

    …Che poi, oltretutto, la traccia per imbastire questa progressività è già bella che pronta, testata, ed è stata già usata per diffondere culturalmente il Telelavoro dal lavoro pubblico a quello privato: la normativa statiunitense a riguardo. I differenti tipi di Telelavoro che contempla — in ordine di episodicità: “emergenziale” (e.g. pandemico), “unscheduled“, “medico/igienico“, “situazionale” ed infine “di routine” — sarebbero perfettamente adattabili all’esigenza di governare la transizione poco a poco, ma almeno iniziando,22 anche in termini legislativi.

    A meno che non avesse avuto sempre ragione mio padre ad essere più malizioso

  • Te la do io la P.A. americana…

    Te la do io la P.A. americana…

    Anni fa tradussi il Telework Fact Sheet” delle forze aeree USA e ne fui molto soddisfatto: a fronte di un bel po’ di storici tentativi della letteratura di settore di tassonomizzare le forme di Telelavoro finalmente ne ebbi in mano una concreta applicazione, oltretutto verosimilmente più contemporanea in termini tecnologici.

    (Mio) Schema basato sul “Telework Fact Sheet” delle forze aeree USA (2012)

    La sussistenza di un’architettura regolatoria su cui basarsi, nella fattispecie il Telework Enhancement Act of 2010,1 che regola il lavoro pubblico delle agenzie federali statiunitensi, offre, oltretutto, diversi benefici:

    • L’opportunità di essere in qualche modo replicabile in quello privato, comunque passibile di influenze;2
    • La facoltà, per altri paesi, di ispirarsi ad essa per dotarsi, se non di una pedissequa regolamentazione, almeno di un analogo approccio;
    • La stabilizzazione delle situazioni-tipo e quindi dei possibili parametri per un’eventuale valutazione ex post.

    Da notarsi pure che gli USA sono fra quei paesi così affezionati alle codifiche precise, con tanto di acronimi specifici, da ingenerare una più che giustificata aspettativa di univocità nella definizione delle suddette situazioni-tipo. D’altro canto tutto il mondo è paese e pertanto anche la documentazione prodotta (almeno) in questi ultimi dieci anni (cfr. U.S. OPM, 2011b, 2018; cfr. U.S. DOI, 2012), zeppa di sometimes, often referred to, also, riflette una complessità di interpretazioni, da parte di ciascuna agenzia e relativo titolare, che ne mina la precisione, seppur esclusivamente arrivando a livello di dettaglio.

    In mio aiuto è giunta la bozza dell’aggiornamento della policy telelavorativa dell’agenzia statiunitense per l’Ambiente (U.S. EPA, 2016), confrontando la quale con l’evoluzione della terminologia (cfr. U.S. OPM, 2004-2019) ho revisionato lo schema di qualche anno fa (sotto), cogliendo l’occasione per qualche considerazione ulteriore…

    Revisione dello schema

    Orizzonte bisettimanale

    Forse pregiudizialmente ci si attende che nel lavoro pubblico abbondino i service, cioè quelle prestazioni erogate con tanta indeterminatezza quanta costanza (disbrigo pratiche, sportello, etc.), e che le attività “ad obiettivi, in sostanza più che nella forma, siano prerogativa d’una sparuta minoranza. Ciononostante il legislatore statiunitense ha previsto il tipoSituazionale3 di Telelavoro proprio per intercettare le eventuali esigenze4 scaturibili da quest’eventualità, probabilmente neppure tanto remota considerando la crescita del “Telelavoro Ad Hoc” negli anni.5

    Verosimilmente anche in funzione di controllo sia organizzativo che amministrativo, quindi, è stata orizzontalmente adottata una prospettiva biweekly sugli istituti collegati:

    • In termini di flessibilità dell’orario di lavoro (“AWS“, Alternative Work Schedules), e nello specifico della facoltà di concentrare l’attività in un numero di giorni inferiore rispetto a quest’orizzonte temporale guadagnandosene uno libero (day off), la stessa opportunità è concessa sia nella variante più flexible che in quella compressed;6
    • È considerata “Telelavoro Core” la pianificazione che preveda almeno due giornate di remotizzazione nell’intervallo di due settimane;
    • È possibile combinare7 più tipi di Telelavoro (e.g. “Core” e “Situazionale“, “Core” ed “Unscheduled“, etc. ), purché il lavoratore si rapporti fisicamente con almeno una sede ordinaria di lavoro almeno due volte bisettimanalmente, salvo l’annuncio (quale operating status) della temporanea istituzione di quello “Emergenziale” (U.S. DOI, 2012).

    Continuità Operativa Allargata

    Il tema della Continuity Of Operations (CoOp) in caso di eventi ambientali estremi è noto al governo federale sin dai tempi del terremoto di Loma Prieta del 1989 (Joice, 2000); a partire dall’Undici Settembre anche la eventualità di una crisi dovuta ad attacchi terroristici vi è stata ricompresa (cfr. U.S. OPM, 2018a), così come qualunque situazione di emergenza, anche sanitaria (pandemic outbreak, weather, and other emergency situations; U.S. DLA, 2013). In tutti questi casi una preparazione (preparedness), con lavoratori formati nonché già esercitatisi al Telelavoro (Telework-Ready), è riconosciuta come essenziale.

    C’è, tuttavia, una continuità di natura differente, qualitativa, la cui importanza è andata affermandosi nei decenni: la da Joice (ibidem) citata crisi di competenza fra i lavoratori del settore pubblico è stata affrontata dal governo USA specialmente con incentivi non salariali di appeal come il Telelavoro, per reclutare e ritenere le risorse umane più valide,8 conten(d)endone il flusso verso quello privato.

    Portabilità ed Ineligibilità

    Il tema della telelavorabilità viene affrontato scindendo il compito, e gli strumenti a questo necessari, dall’individuo:

    • La maggior parte dei lavori, se non tutti, includono alcune attività che sono considerate “portabili” e che possono, generalmente, essere eseguite ovunque In molte posizioni i lavoratori tipicamente eseguono con regolarità compiti portabili. Questi lavori si prestano al “Telelavoro di Routine”. Il grado di portabilità di un lavoro contribuisce alla determinazione di quanto spesso al lavoratore può essere concesso di telelavorare (U.S. OPM, 2011b), sicché viene superata l’idea, obsoleta, che siano delle specifiche posizioni, in toto, ad essere telelavorabili, giungendo a quella di quota di telelavorabilità, su base verosimilmente temporale, applicabile alla maggior parte delle mansioni;9
    • Ponderata la portabilità o meno dei compiti del singolo lavoratore, il quale potrebbe essere impegnato in molte attività faccia a faccia (anche con i propri superiori) oppure maneggiare materiale e strumenti riservati, questi potrebbe essere escluso (non eligibile) dalla “Telework Readiness10 fondamentalmente solo in caso a proprio carico vi fossero azioni disciplinari oppure nel caso fosse stato valutato sottoperformante. In tutti gli altri casi il lavoratore dovrebbe venir incoraggiato al Telelavoro almeno su base “ad hoc” durante l’anno per assicurare che egli od ella sia preparato per una siffatta eventualità (U.S. OPM, 2011b).11

    Predisposizione (Preparedness)

    Acciocché la forza lavoro pubblica federale sia proattivamente sospinta ad essere preparata ad ogni eventualità, ivi compresa — commenterei — la riduzione delle postazioni di lavoro materialmente disponibili12 per dismissione (cartolarizzazione) dei relativi immobili pubblici (cfr. Lister & Harnish, 2011), il Telework Enhancement Act pone ad attivo supporto quantomeno due ruoli, interagenti con le altre figure organizzative ed amministrative della specifica agenzia: uno o più Telework Coordinator, in base alla grandezza dello staff interessato, ereditati dalle precedenti procedure pubbliche e deputati alla gestione del quotidiano, e soprattutto la figura del TMO (Telework Managing Officer; U.S. OPM, ibidem).

    Un Telework Managing Officer va designato da ciascuna agenzia nell’ufficio del Chief Human Capital Officer od in uno con funzioni analoghe affinché la gestione dei programmi di telelavoro afferisca alla cerchia del comando di più alto livello ed assicuri l’allineamento con la presa di decisione strategica. Rispetto al coordinatore la figura del TMO, che è più di un ruolo amministrativo, funge da consulente interno, per manager e lavoratori, sì da coordinare a livello macroscopico il programma telelavorativo dell’agenzia e dei suoi scopi, misurandone e riportandone ogni anno l’avanzamento, e tenendo conto che siffatti programmi possono richiedere un cambiamento organizzativo significativo nell’agenzia il ruolo del TMO è strategicamente critico.13

    Dipendentemente dalle specificità del ruolo ai TMO ed ai coordinatori è richiesto di far condurre a ciascuna agenzia un’esercitazione annuale di Telelavoro, onde testare l’abilità dell’organizzazione nel suo complesso a supportare il “Telelavoro Emergenziale”, integrando il test fra le altre esercitazioni su emergenze e CoOp ed infine condividendone le lezioni apprese con gli uffici dei servizi di emergenza e con quello delle Risorse Umane (U.S. DOI, ibidem).

    Considerazione finale Considerazioni finali

    A fronte di argomentazioni a supporto estremamente pregne di vantaggi per i lavoratori (per es. Lister & Harnish, ibidem), innanzitutto in un’ottica di Work/Life Balance14 e pertanto apparentemente nella tradizione del “bottom-up” (a fare richiesta del beneficio è il destinatario dello stesso), gli specifici regolamenti, nonché le indagini registrate nei rapporti annuali al Congresso, suggeriscono la preponderanza, invece, di logica “top-down” (strategia organizzativa), rispetto alla quale pure la costantemente rimarcata volontarietà di adesione ai programmi telelavorativi potrebbe, prospettivamente, risultare trattabile rispetto agli emergenti interessi del datore di lavoro, le strutture locali e quelle federali, forte anche di un’ormai rodata condiscendenza in materia fiscale sulle spese sostenute dai lavoratori15 e soltanto parzialmente intaccata dalla Riforma del 2018.16

    Sempre di rango amministrativo e fiscale, più che pratico, sembra il limite all’egibilità al Telelavoro, comunque trattabile caso per caso secondo l’opportunità (del datore), qualora il lavoratore abbia la propria AWL, ad esempio casa propria, al di fuori della commuting area, ossia anche della tassazione locale,17 del suo ufficio ordinario. Un’armonizzazione in tal senso, seppur teoricamente percorribile – e comunque a rischio di dumping fiscale (diretto ed indiretto) e fors’anche retributivo fra le varie aree… –, richiederebbe tempo per le strutture federali ed ancor più tempo per quelle statali e locali.